Dall’islam al cristianesimo

maggio 3rd, 2018 | by admin
Dall’islam al cristianesimo
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di Zouhir Louassini. L’Osservatore Romano settimanale (03-05-2018)

«Non vengo dalla luna. Ho una carta d’identità marocchina, bevo il tè verde, indosso l’abito tradizionale, la djellabah, ma sono cristiano». Sono parole di Mustapha Soussi, figlio di un imam, che ha deciso di cercare la sua strada. Dopo gli studi coranici imposti dal padre a Taroudant, ottanta chilometri da Agadir, Mustapha decise di compiere uno studio comparativo dei due testi sacri dell’islam e del cristianesimo, il Corano e la Bibbia.

«Cercavo pace, una pace spirituale, ma non riuscivo a trovare nel Corano le risposte alle mie domande» ha spiegato Mustapha in un’intervista su «El País» del 14 gennaio scorso. «Ho iniziato a indagare sul cristianesimo. Volevo conoscerlo attraverso le parole dei cristiani, non dei musulmani. Nel 1988 riuscii a contattare un’associazione che si trova a Málaga, in Spagna. Nel 1994, dopo un mese di meditazione in solitudine, decisi di diventare cristiano».

Mustapha racconta spesso di sentirsi meno solo da quando è entrato in contatto con altri cristiani marocchini. Da lì è nato il desiderio di lasciare l’anonimato dando vita a un’associazione e a un sito internet usato come mezzo di diffusione, condivisione e solidarietà.

Il 27 marzo 2017 i rappresentanti del coordinamento dei cristiani marocchini si sono incontrati con il presidente del Consiglio nazionale dei diritti umani per presentare le loro richieste: libertà di culto e di frequentare le chiese, come prevede la costituzione, diritto di essere sepolti nei cimiteri cristiani e infine esenzione per i loro figli dall’insegnamento islamico impartito nelle scuole pubbliche e private. Il consiglio non ha ancora risposto.

Nel frattempo, i cristiani in Marocco continuano a rivendicare il loro diritto alla libertà di culto e alla pratica della fede, in conformità con la legge. Infatti la costituzione stabilisce, all’articolo 41, che il re è «il garante del libero esercizio del culto». Un riconoscimento al livello più alto che, per il coordinamento dei cristiani marocchini, è ora di rendere effettivo.

Oggi vivere la propria fede in libertà dovrebbe essere normale, assodato, garantito: sembra ovvio che ognuno abbia il diritto di scegliersi la propria strada spirituale. Purtroppo, però, la libertà religiosa in tanti paesi musulmani è ancora un tabù. In alcuni casi è persino pericoloso mettere in dubbio o contraddire la fede praticata dalla maggioranza. La vicenda marocchina conferma al contrario che nel mondo islamico di oggi l’unica costante, riscontrabile ovunque, è il cambiamento.

La storia di Mustapha e dei cristiani marocchini dimostra quante siano le sfumature e quali i caratteri originali e quali quelli mutevoli di una parte del mondo raccontata troppo spesso attraverso stereotipi e pregiudizi. Il terrorismo di matrice islamica, così presente nei media occidentali, non dovrebbe eclissare una realtà complessa, stratificata e in piena trasformazione. Se ci pensiamo bene, questi cambiamenti rispondono a un’evoluzione naturale che il fanatismo religioso non ha mai capito o che, peggio, ha rifiutato di accettare. Il cosiddetto califfato, per esempio, con la sua azione politica e religiosa ha portato tanti seguaci di Maometto a cercare altre strade per trovare la pace spirituale, perché ha innescato e rinvigorito, anziché annichilirlo, un processo di cambiamento in atto ovunque.

Cristo — ed è il caso di Mustapha — si è presentato come una possibilità reale e concreta per tanti marocchini che cercavano un messaggio d’amore. Un messaggio semplice e chiaro che molti, nati cristiani, spesso dimenticano quando sono chiamati ad agire contro l’ingiustizia e l’iniquità del mondo che tutti ci ospita.

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