Per favorire un dibattito costruttivo

settembre 13th, 2016 | by admin
Per favorire un dibattito costruttivo
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È risultata poco comprensibile la polemica sollevatasi in questi ultimi giorni sulla presunta non accoglienza dei cristiani nella Grande moschea di Roma. Basta andarvi infatti il mercoledì o il sabato per rendersi conto che le porte sono aperte a tutti, senza distinzioni di sorta. La circostanza, tuttavia, evidenzia ancora una volta la mancanza di organizzazione all’interno delle comunità musulmane. L’islam italiano ha così offerto un’immagine che ha consolidato, secondo molti osservatori, i soliti pregiudizi, suscitando dubbi sulla capacità di una grande religione di adattarsi alle regole della convivenza civile.

Anche un’iniziativa piena di buone intenzioni, come quella della “giornata di apertura delle moschee a cristiani, laici e fedeli di altre religioni”, può rivelarsi controproducente se non prende in considerazione la realtà complessa della Grande moschea di Roma, unica istituzione islamica riconosciuta formalmente da un decreto del presidente della Repubblica italiana. Le decisioni prese dalla Grande moschea rispondono infatti a criteri protocollari molto articolati che non bisogna ignorare.

Questa dinamica totalmente interna può servire comunque per aprire un dibattito, spesso evitato, sulla questione della rappresentanza dei musulmani. Chiunque conosca la realtà dell’islam italiano, infatti, sa che il nodo consiste nella mancanza di organizzazione e di rappresentanza. Il problema è sempre stato un punto cruciale e va affrontato. La presenza di un interlocutore credibile, legittimo e legittimato è indispensabile oggi più che mai. Si tratta di un problema che riguarda in primis i musulmani in Italia e sono loro che devono trovare il modo più adatto per risolverlo.

Modelli di altre minoranze da cui prendere spunto sono disponibili, e vanno studiati insieme mettendo da parte ogni aspirazione personale e ogni protagonismo. La situazione mondiale è oggi segnata da episodi gravissimi di terrorismo che si ammanta di pretesti religiosi, mentre radicalismi e immagini negative che si riflettono ogni giorno nei media sono così deleteri che non si sente proprio il bisogno di aggiungere altro.

Sarebbe tempo dunque di abbandonare discussioni inutili e di avviare invece un vero dibattito che parta dall’interno. Per costruire un islam italiano che prenda in considerazione il contesto in cui vive, abbia la capacità di ammettere i propri limiti e si preoccupi di realizzare fondamenta salde e ben riconosciute. Ne ha sicuramente bisogno l’islam e ne ha altrettanto bisogno l’Italia. La convivenza tra i cittadini italiani, con o senza appartenenza religiosa, ha tutto da guadagnarci.

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