Connect with us

Articoli

Il Mediterraneo spazio della memoria

Il 29 aprile, presso l’Istituto Storico Italiano per l’Età Moderna e Contemporanea, si è svolto il seminario: L’arcipelago della convergenza. Il Mediterraneo come spazio della memoria tra Islam e Europa. L’evento, organizzato dall’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha posto il problema di una necessaria rivalutazione dei rapporti tra Islam e Europa, a partire dal Mediterraneo come spazio geo-culturale di convergenza e di co-appartenenza tra due civiltà e due sponde che, oggi più che mai si percepiscono distanti.   Che piaccia oppure no, il Mediterraneo è un mare che, da sempre, tiene insieme Islam e Europa: non può e non deve essere inteso come il porto sepolto o il memoriale di scambi commerciali, migrazioni culturali, financo conflitti, tra due fittizie identità come quella di Oriente e Occidente. Invero, occorre accettare il suo esser origine ma nello stesso tempo vita pulsante e forza vivificante, i cui flutti continuano a dare forma al sapere da una parte e l’altra delle sue sponde, accogliendo il molteplice nelle sue più remote appartenenze. Come dichiarato nel manifesto dell’incontro, uno degli intenti del seminario era quello di proporre al dibattito storiografico una più ampia prospettiva sul Mediterraneo, per favorire l’ampliamento delle reciproche conoscenze e un vero confronto tra le diverse componenti: europea, asiatica ed africana e al fine di sanare lo squilibrio di conoscenze e contrastare così i crescenti pregiudizi.

Nell’introdurre il Seminario Anna Maria Oliva ha sottolineato come si registri una certa difficoltà nel definire i caratteri dell’identità Europea. Alcuni l’hanno rintracciata in un nucleo post-carolingio poi esteso ad una area più ampia in un periodo che va dal X al XIV secolo, lo stesso, però, che la medievistica europea ha ormai acquisito come il lungo lasso  di tempo in cui il Mediterraneo acquista la sua centralità. Vi è dunque una duplicità di prospettiva che perdura anche oggi e che spesso emerge anche nelle politiche della Comunità Europea. E’ necessario andare oltre l’attitudine storiografica ancora molto forte di considerare il Mediterraneo solo in termini di sviluppo economico e commerciale dell’Occidente ricercando una composizione tra l’area continentale e l’area mediterranea in passato così legata all’Oriente e al mondo bizantino e musulmano.

Ha quindi preso la parola Michele Scarpati che ha ricordato come le riflessioni che hanno suggerito il Seminario intrecciano percorsi che appartengono alla geografia umana ben oltre i confini geo-politici dell’arcipelago mediterraneo. Si tratta, ha proseguito Scarpati, di correggere una postura ideologica: la Reconquista e l’apertura atlantica segnano un cambiamento dei rapporti di forza tra la riva nord e quella sud del Mediterraneo. L’Europa ha organizzato la rappresentazione dello spazio mediterraneo secondo un modello che segue lo sviluppo e le logiche del suo pensiero a partire dal XVI secolo. Tuttavia l’esistenza di una straordinaria convergenza mediterranea è suffragata, tra l’altro, dalle più recenti ricerche sul lessico filosofico arabo che dimostrano la straordinaria continuità in un periodo che va dal 500 al 100 dopo Cristo tra culture apparentemente distanti e la stretta relazione tra pensiero greco, pensiero ebraico, cristiano, islamico e speculazioni in lingua armena, siriaca e in sanscrito. In questo ambito la filosofia araba ha rappresentato un fondamentale punto di snodo tra Europa e Asia, nonostante la tendenza europea a ridurre o marginalizzare l’importanza e l’originalità del pensiero arabo-islamico. Lo spunto per il seminario è venuto anche dalle riflessioni di alcuni pensatori magrebini: egiziani e algerini che si sono formati, però, in Europa; questi intellettuali arabi si sono interrogati su cosa significasse la cultura e la realtà mediterranea per le due società, europea e nord africana ed hanno evidenziato quanto, tutto sommato, fosse marginale il ruolo del Mediterraneo nella costruzione dell’odierna Unità Europea.

“L’incontro di oggi – ha sottolineato in conclusione Scarpati –  vuole dunque offrire una opportunità di confronto e riflessione per sferrare un colpoo d’artiglio ontologico sulla radicalizzazione tra Occidente e Oriente ritrovando nel Mediterraneo le coordinate di un incontro da coniugare al presente”.

I lavori si sono aperti con la lettura della Prof.ssa Francesca Corrao del contributo del Prof. Massimo Campanini che non è potuto intervenire. Campanini ha introdotto il tema del  mito del viaggio (tra Oriente e Occidente) attraverso un percorso tematico che ha narrato  e intrecciato le storie di Dante, Ulisse, Nietzsche e il poeta musulmano-pakistano del XX secolo, Muhammad Iqbāl. Comparando il paradigma del viaggio tra la tradizione giudeo-cristiana e quella islamica, Campanini ha cercato di indagare – tra queste differenti tradizioni culturali – la natura del viaggio inteso come telos e non come puro moto a luogo.

In ambito occidentale , secondo Campanini, il viaggio che va da Ulisse a Dante e oltre non termina con un cambiamento, una trasformazione o evoluzione personale del viaggiatore. Il viaggio nell’Islam invece, è un viaggio che giunge a una meta, cioè a una distinzione tra un prima e un dopo temporali, spirituali, cioè nel senso della Rivelazione di Dio; arriva dunque a far comprendere all’uomo, il determinarsi dell’evoluzione della storia nell’ottica della presenza e del messaggio di Dio. Tra Muhammad Iqbāl e Dante, la figura di Nietzsche si pone provocatoriamente come figura mediana, poiché Nietzsche, pur non essendo un viaggiatore, si fa interprete del senso nichilistico della fine del mondo e della fine dei  valori della civiltà contemporanea e anche come colui che è capace di transire.  Secondo Campanini in Nietzsche si ritrova l’idea del viaggio, la cui destinazione è il superamento delle possibilità umane e dunque anche di recupero del tempo.

Sempre sul tema del viaggio, è intervenuto il Prof. Amedeo Feniello, che ha narrato il viaggio dell’arciprete Leone, vissuto alla corte del Duca Giovanni III, e inviato nel 956 da quest’ultimo a Constantinopoli. Il viaggio di Leone, ha sottolineato  Feniello non è stata una semplice missione diplomatica, ma rivela importanti ragioni di commercio culturale: infatti Giovanni ordinò a Leone di cercare, selezionare e ricopiare importanti opere (letterarie, scientifiche, storiche etc…) da riportare a Napoli per ampliare e arricchire la propria personale biblioteca. I titoli delle opere richieste colpiscono, per la varietà. Tra i testi ricopiati, un ruolo di primo piano è quello de: il Romanzo d’Alessandro, la storia leggendaria delle guerre e dei viaggi di Alessandro Magno. Testo tradotto dal greco al latino che ebbe una straordinaria fortuna in tutte le corti europee. Feniello ha ricordato oltre al commercio inter-culturale  anche l’esistenza di uno sviluppato ed esteso circuito commerciale in tutto il Mediterraneo, basato su rapporti fiduciari, tra società e individui, differenti per appartenenza etnica e religiosa, sottolineando ancora una volta lo straordinario sincretismo, pur in presenza di conflitti, delle società mediterranee medioevali. I musulmani ad esempio conoscevano e utilizzavano forme di contratto simile alla commenda;queste tipologie di contratto e di scambio commerciale-economico, erano condivise da tutte le civiltà attive nel Mediterraneo, pur subendo modificazioni linguistiche e di contenuto, anche in base alle esigenze e all’utilizzo di ogni specifica società.

È quindi intervenuta la Prof.ssa Francesca Corrao che ha illustrando l’influenza arabo-musulmana in Sicilia in ambito letterario, attraverso la lettura di alcuni versi  di poesie di autori mussulmani che hanno particolarmente influenzato la poetica dell’epoca di Federico II di Svevia. Tema, ancora troppo poco conosciuto, e quasi del tutto assente dalle ricostruzioni della Scuola poetica siciliana. Corrao ha invece rintracciato, attraverso l’analisi di diversi brani poetici,  l’influenza dei poeti arabi siciliani (basti pensare al grande Ibn Hamdis) su autori come Giacomo da Lentini (in particolar modo l’uso delle allitterazioni alla maniera araba).

Corrao ha ricordato, inoltre, che l’esercito arabo che conquistò la Sicilia, era composto non solo da musulmani, ma anche da berberi di differenti religioni –  il che dimostra ancora una volta come in quel periodo fosse effettiva la convivenza tra credi religiosi diversi. L’ampio ed articolato panorama multidisciplinare offerto da Corrao ha introdotto anche le recenti scoperte archeologiche che hanno portato alla luce reperti  (in un periodo cronologico che va dall’827 al 1040), che  dimostrano l’introduzione araba nell’isola di colorazioni come il verde e il giallo e l’utilizzo della tecnica dell’invetriatura fino ad allora sconosciuta in Sicilia. Oltre alle ceramiche, a Palermo venne avviato anche il commercio e la produzione della seta, venne introdotta la coltivazione delle arance, dei limoni e innovativi sistemi di irrigazione.

Di mondo arabo contemporaneo, ha invece parlato Zouhir Louassini. Il giornalista della Rai, esaminando il problematico rapporto tra l’Io europeo e l’altro arabo-musulmano, ha ragionato sulle diverse forme della rappresentazione tra Islam e Europa, con una attenzione particolare a quelle veicolate dai media. Ricordando una delle principali opere dello storico marocchino Abdallah Laroui, L’idéologie arabe contemporaine: essai critique, Louassini ha circoscritto ulteriormente il problema della nascita di una ideologia araba che si esprime relazionandosi costantemente all’Occidente e ai suoi valori.  Secondo Louassini, il lavoro di Laroui, è fondamentale per comprendere il quadro delle relazioni tra mondo arabo-musulmano e mondo cristiano-europeo, poiché egli teorizza tre modelli antropologici che corrispondono a tre approcci differenti tra l’Io arabo e l’altro occidentale. I primi due vedono nell’Occidente un modello tecnico e un riferimento per la costruzione di una democrazia liberale, capace di far  uscire il mondo arabo dall’oscurantismo (risalente all’egemonia ottomana) e aggiornare le categorie del mondo arabo alla modernità. La terza tipologia antropologica continua a visualizzare il mondo per opposizioni, principalmente religiose, guarda all’Islam come una religione superiore al Cristianesimo e non trova nell’Occidente né un modello di confronto né una possibile fonte di dialogo. Infine Louassini ha narrato anche delle difficoltà che incontrano i musulmani e più in generale tutti gli arabi o di origine araba che vivono in Europa; infatti, sono spesso al centro di pregiudizi e accuse per fatti come gli attentati terroristici che, in realtà, non hanno niente a che vedere con l’Islam né con coloro che sono ormai radicati in Europa. In chiusura il giornalista ha ricordato  come i mezzi di comunicazione, in Europa così come nei paesi arabi, siano determinanti nell’accentuare una dialettica amico/nemico, in funzione di ideologie politiche e di interessi economici che non tengono conto della reale complessità di una storia che unisce le civiltà mediterranee. Louassini ha poi fatto una rapida analisi storica di come le due società araba e europea abbiano, nel corso del dopo guerra e dopo il periodo coloniale, attraversato fasi diverse di avvicinamento e di allontanamento in conseguenza della situazione geopolitica internazionale.

Tutti gli interventi, pur se da prospettive diverse, hanno evidenziato elementi importanti di un comune patrimonio culturale in una analisi che, dall’alto medioevo sino alla contemporaneità, ha offerto un panorama ricco ed interessante dei reciproci rapporti ed influssi. Le riflessioni poi sulle stagioni a noi più vicine e sull’attualità hanno messo in luce l’urgenza di favorire e riprendere un dialogo comparato e interdisciplinare sulla storia del Mediterraneo, perché le due rive possano finalmente ritrovarsi come estremi di un ricominciamento culturale sempre possibile e non come opposti divisi, dogmaticamente e ideologicamente cinti di mura.

Articoli

حلال عليهم حرام علينا!!

هسبريس
زاوية حادةا!!
زهير الوسيني
الأحد 22 ماي 2022 – 00:02
واضح جدا أن الاتحاد الأوروبي لم يفهم إلى حد الآن ما يقوله المغرب حينما يؤكد أن الحل الوحيد والممكن في الصحراء يمر عبر حوار مباشر مع النظام الجزائري، المسؤول عن استمرار نزاع مفتعل عمر أكثر من أربعة عقود؛ فبكل موضوعية وبحد أدنى من الحياد يمكن للمرء أن يستوعب أن البوليساريو مجرد أداة تستعمل لاستنزاف المغرب وإدخاله في دوامة مستمرة خدمة لمصالح جيوسياسية ضيقة جدا.

وبالطبع، يحاول الاتحاد الأوروبي البقاء على المسافة نفسها من المغرب والجزائر، اعتقادا منه أنه القرار الأنسب للدفاع عن مصالح الدول المنتمية إليه، وهنا مربط الفرس. في قضية الصحراء، أي موقف لا يأخذ بعين الاعتبار أن الجارة الشرقية هي الطرف الحقيقي في هذا الصراع فإنه يخدم أجندة النظام الجزائري الذي اتضح بالملموس أن هدفه الوحيد والأوحد هو أن يستمر هذا النزاع إلى ما لا نهاية.

أقول هذا الكلام بعد الانتهاء من قراءة تقرير تم نشره في الخامس من مايو 2022 حول نزاع الصحراء، من إعداد المجلس الأوروبي للعلاقات الخارجية، الذي يتوجه لصانع القرار بالاتحاد بغاية تقديم قراءة “مستقلة” للقضايا التي تهم أمن أوروبا.

التقرير، الذي حرره أنتوني دووركين Anthony Dworkin، الذي يقدم نفسه كباحث في المجلس المذكور، يعمل في مجالات مرتبطة بحقوق الإنسان والإرهاب وشمال إفريقيا والنظام الدولي، خرج بمجموعة من الخلاصات والتوصيات أهمها:

-أي تدهور إضافي في العلاقات بين الجزائر والمغرب يمكن أن تكون له عواقب وخيمة على أوروبا؛ فمن المرجح أن يؤدي الصراع بين البلدين إلى زيادة حادة في الهجرة نحو الاتحاد الأوروبي.

-هناك تغييرات قلبت الوضع السابق. وأفضل ما يمكن لأوروبا عمله كي تستمر في علاقاتها المتوازنة بين البلدين هو عدم تشجيع المغرب على مواقفه الصارمة والجزائر على موقفها الدفاعي.

-إن قيام أوروبا بتقديم تنازلات أمام عملية لي الذراع التي يمارسها المغرب سيشجعه على الاستمرار في لعب ورقة الهجرة “لابتزاز” الاتحاد الأوروبي.

-قد يكون المغرب في وضع أضعف مما يوحي به موقفه الحازم. الحرب في أوكرانيا سيكون لها تأثير فعلي على اقتصاد البلد؛ فهو مستورد كبير لكل من الحبوب والنفط والغاز التي ارتفعت أسعارها بشكل صاروخي بسبب الغزو الروسي لأوكرانيا.

-إذا أيدت المحكمة الأوروبية الحكم الأخير بشأن اتفاقيات التجارة والصيد البحري، الذي ينص على عدم قبول الصحراء ضمنها، فإن المغرب لن يستطيع التضحية باتفاق الشراكة مع الاتحاد الأوروبي، الذي يعني ما يقارب 64 في المائة من الصادرات المغربية. قد يضطر المغرب في النهاية إلى التنازل عن إصراره على أن أي صفقة تجارية يجب أن تشمل “الصحراء الغربية”؛ وهذا الأمر قد يكون فرصة لإعادة ضبط علاقات أوروبا معه بعدم تشجيعه على مضاعفة مطالبه بـ”الخروج من المنطقة الضبابية في ما يتعلق بالصحراء”.

ما كتبه الأستاذ دووركين في مقاله هذا يؤكد أن الرباط ذهبت بعيدا في الدفاع عن مصالحها، وهو ما لا يغفره لها بعض الأوروبيين الذين يريدون دول المنطقة مجرد بقرة حلوب يستفيدون منها. نزاع الصحراء له مخرج واحد، يمر عبر الجزائر. والحياد هنا ليس في صالح المنطقة ولا شعوبها؛ وهذه الحقيقة لا يمكن أن يطمسها تقرير غايته إقناع صاحب القرار الأوروبي بأن المصلحة تقتضي الوقوف على المسافة نفسها من دولة تدافع عن وحدتها الترابية وأخرى تسعى فقط إلى عرقلة هذا المسعى، اعتقادا منها أن قوة المغرب تعني إضعافا لها.

بعض “الخبراء” في أوروبا، ودووكين من ضمنهم، لم يفهموا إلى حد الآن أن المصالح الأوروبية مرتبطة بتكتل مغاربي قوي، يلعب فيه المغرب والجزائر دور القاطرة عبر توزيع للأدوار بشكل دقيق ومتفاوض عليه، كما حصل مثلا بين إيطاليا والنمسا ومنطقة ترينتو التو اجيدي، حيث أفرزت عشرون عاما من المفاوضات حلا اتفق عليه الجميع، واستفادت منه أوروبا أجمعها. لكن الظاهر أن ما هو حلال عليهم حرام علينا، باعتبارنا دولا متخلفة لا حق لها في التقدم.

القرار الشجاع الوحيد الذي على أوروبا اتخاذه للدفاع عن مصالحها هو إرغام النظام الجزائري على الجلوس إلى طاولات مفاوضات جادة لإيجاد مخرج لهذا النزاع، الذي تدفع ثمنه كل شعوب المنطقة، بما فيها دول جنوب أوروبا.

Continue Reading

Articoli

عمى الألوان

عمى الألوان

 

  أبريل 2022 – 02:41

في لقاء مع إذاعة “كادينا سير” مؤخرا، أكد وزير خارجية إسبانيا الأسبق، خوسي لويس مارغايو، رفضه موقف حكومة بلاده الجديد من قضية الصحراء. من بين ما ذكره مارغايو لتوضيح موقفه كون المغرب يصر على إذلال جاره الشمالي، وأعطى كمثال على ذلك كاريكاتيرا نشرته “هسبريس” قبل أشهر، وكذا مقالة في صحيفة “لوماتان”، يفهم منهما أن المغاربة استطاعوا إرضاخ “الثور الإيبيري” وتمريغ أنفه في التراب.

ما يثير الاهتمام أن الوزير الأسبق، الذي يشهد له بالحنكة، وكذا بإلمامه بالملف الصحراوي وخفاياه الحقيقية من صراع مزمن بين المغرب والجزائر، بدت تصريحاته سطحية بطريقة غير معهودة فيه، تجلت في عدم قدرته على التفريق بين مقالات رأي وكاريكاتير تعبر عن آراء أصحابها وبين مواقف الدولة.

كل المسؤولين المغاربة وبدون استثناء عمدوا إلى استعمال لغة جد دبلوماسية لوصف تحول تاريخي قد يساهم في إيجاد حل لنزاع طال أمده. والعكس ليس صحيحا، جزء من التحالف الحكومي الإسباني الممثل في حركة بوديموس شنف آذان المغاربة بكل المصطلحات الممكنة للإساءة لهم، عبر وصفهم بـ”المحتلين” لأرض غيرهم. كما أن أحزاب المعارضة، بما فيها الحزب الشعبي، الذي يعتبر مارغايو أحد مؤسسيه، لم تتوان عن اتخاذ مواقف معادية لمصالح جارها الجنوبي، وتحت قبة البرلمان، في جلسة عاصفة يوم 30 مارس 2022، حبذا لو تمت ترجمتها للغة العربية لكي يفهم كل المغاربة درجة الحقد والكراهية التي تعشش في عقول كثير من الإسبان.

على فكرة: أن نعي تجذر صورة نمطية رديئة تختزل المغرب والمغاربة في أذهان الإسبان، ليس لكي نرد بأسلوب مماثل، ولكن لكي نتحسس مكمن الخطأ في العلاقات بين البلدين؛ فعملية بناء علاقات مستقبلية جديدة يسودها الاحترام تمر بل شك عبر فهم أسباب هذا “الجفاء الحضاري” بين دولتين ما يجمعهما أهم بكثير مما يفرقهما.

الحديث عن المسؤولين السياسيين هنا لتوضيح أن اعتماد وزير الخارجية الأسبق على كاريكاتير ومقالة في صحيفتين مغربيتين ليخرج باستنتاجات عن العلاقات بين البلدين الجارين هو مجانب للصواب، لأننا لو قمنا بالأمر نفسه عبر استقراء ما تكتبه عادة الصحافة الإسبانية عن المغرب، وما كتبته خلال الأيام الأخيرة بعد قرار رئيس الحكومة سانتشيز حول أفضلية الحكم الذاتي لنزاع الصحراء، لكان على الرباط أن تحتج يوميا.

ماذا لو قام مارغايو بقراءة “إلباييس” أو “إلموندو” بعيون مغربية ولو للحظة؟ ماذا لو استمع إلى تعليقات الصحافيين والأكاديميين و”الخبراء” في دردشاتهم الصباحية على أمواج كادينا سير أوندا ثيرو أو لا كوبي؟… المغاربة الذين يتكلمون اللغة الإسبانية يعرفون عما أتحدث. ما لم يعد يطاق فعلا هو لغة التعالي والعجرفة التي يمارسها أغلب هؤلاء ساعة الحديث عن دولة ومواطنين يتواجدون على مسافة 14 كلم جنوبا. قليل من الاحترام للمغرب أصبح مرغوبا فيه، بل مطلوبا إذا كنا نريد تفعيل خريطة طريق جديدة في ترسيم علاقات البلدين.

بعض الإعلاميين والسياسيين الإسبان يبررون مواقفهم المعادية للمغرب بكونه نموذجا لدولة أوتوقراطية تنعدم فيها كل قواعد الديمقراطية. هذا الخطاب يتكرر باستمرار في افتتاحيات أهم الصحف، وتخطه أرقى الأقلام الإسبانية لتكريس معاداة نظام “ديكتاتوري”… وغيرها من التصنيفات، ثم تمر مباشرة للدفاع عن حق “الشعب الصحراوي” في تقرير مصيره؛ بل منها، كيومية “إلباييس” مثلا، التي تتحدث عن “الجمهورية العربية الصحراوية الديمقراطية”، كما لو كانت هناك دولة في العالم تحمل هذا الاسم. نموذج على انعدام أي حرفية في تناول هذا الموضوع.

لمغرب ليس ديمقراطية كما نريد لها أن تكون، لدينا من الفساد والظلم ما يكفي، لكنها قضايا تهم المغاربة، وهم فقط من يجب عليهم تغيير أوضاعهم. لا نحتاج إلى دروس من أي كان، خاصة ممن نعرف أنهم يلعبون على وتر الحريات من أجلااا غايات ومصالح أقل نبلا.

ما حصل خلال الأسابيع الأخيرة من تحول للموقف الإسباني، وردود الفعل السياسية والإعلامية التي تلته، أماط اللثام عن أمور كثيرة وجبت قراءتها بوعي وتمعن كبيرين؛ فمع كل ما يحصل في العالم نتيجة الغزو الروسي لأوكرانيا، أبانت النخبة الإسبانية في غالبيتها عن عدم فهمها للتحولات الجيوبوليتيكية الخطيرة التي حصلت دوليا وإقليميا خلال السنوات الأخيرة وتتشبث بقراءة إيديولوجية لقضية الصحراء، فيها بعض الحنين الاستعماري وكثير من عمى الألوان، إذ لم تر إلى حد الآن أن اللونين الأبيض والأخضر هما سر استمرار هذا النزاع سبعا وأربعين سنة. هذه النخبة لم تر إلى يومنا هذا أن الدولة إياها التي “ليست طرفا في النزاع” استدعت سفيرها من مدريد من أجل التشاور، نخبة تطبق حرفيا المثل الإسباني الشهير: “لا يوجد رجل أعمى أسوأ من الشخص الذي لا يريد أن يرى”.

Continue Reading

Articoli

Tunisia: il presidente Saied scioglie il parlamento

c’è il rischio di una deriva autoritaria in Tunisia

Nella serata di ieri la decisione del capo dello Stato, otto mesi dopo averlo sospeso per assumere pieni poteri nel luglio 2021. La decisione scuote ulteriormente il percorso democratico del Paese Nord Africa, culla delle Primavere arabe.

Marco Guerra – Vatican News

Kais Saied ha comunicato la sua decisione durante una riunione del “Consiglio di sicurezza nazionale” da lui presieduto. “Annuncio oggi, in questo momento storico, lo scioglimento dell’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo per preservare lo Stato e le sue istituzioni e per tutelare il popolo tunisino”, ha detto Saied in un video diffuso dalla presidenza. Il capo dello stato ha poi rincarato la dose, annunciando la decisione di perseguire alcuni deputati per complotto alla sicurezza e avvertendo che ogni ricorso alla violenza sarà contrastato.

Louassini: c’è il rischio di una deriva autoritaria

“La decisione del presidente Saied avviene in un momento difficile per la Tunisia, va letta soprattutto come una risposta ai parlamentari di Ennahdha vicini alla fratellanza musulmana”, spiega a VaticanNews il giornalista esperto dell’area, Zouhir Louassini, che poi contestualizza la mozza del capo dello Stato nel quadro della crisi economica che attanaglia il Paese del Nord Africa. “Molte cose che ha fatto Saied sembrano dei passi indietro rispetto al diritto costituzionale tunisino – prosegue Louassini –, ma ci sono anche persone che lo appoggiano perché convinte che la Tunisia fosse arrivata ad un tale livello di disordine che fosse necessaria una svolta per “aggiustare il tiro” della democrazia”. Secondo il giornalista c’è quindi il rischio di una deriva autoritaria e riferisce che molti osservatori vedono “un ritorno all’ancien regime” simile al potere del presidente deposto Ben Ali.

Ripercussioni su tutto il mondo arabo

A pesare sulla situazione di instabilità – ricorda ancora Louassini – sono i cattivi risultati a livello economico e la crisi politico-economica tunisina ha ripercussioni su tutto il mondo arabo che vedeva nel Paese del Maghreb un esempio di percorso verso una democrazia compiuta. “Le primavere arabe sono diventate un autunno dopo i risultati che abbiamo visto tutti in Yemen, Siria e Libia, tutto questo sta portando la gente a perdere fiducia nella possibilità di vedere una vera democrazia in un Paese arabo”, fa notare il giornalista, “la Tunisia poteva essere una elemento positivo che faceva da affetto domino su tutti gli altri Paesi arabi, ma quello che sta succedendo credo che sia la fine di ogni speranza in tal senso”. Infine Louassini si sofferma sulla perdita di fiducia nel sistema da parte dei giovani che, fra l’altro, pensano che la Tunisia non sia stata sufficientemente aiutata dai Paesi Occidentali nella transizione democratica. “In questo contesto – conclude il giornalista – i giovani vedono nell’emigrazione in Europa l’unica soluzione, e sappiamo quali problemi comporta gestire questo fenomeno che può essere alimentato da un ritorno ad all’autoritarismo”.

Continue Reading

Focus 24

Zouhir Louassini

Giornalista e scrittore. Dottore di ricerca in Studi Semitici (Università di Granada, Spagna). Lavora a Rai News dal 2001. Editorialista su “L’Osservatore Romano” dal 2016 al 2020. Visiting professor in varie università italiane e straniere. Ha collaborato con diversi quotidiani e siti arabi, tra cui Hespress, al-Hayat, Lakome e al-Alam.
Ha pubblicato vari articoli sul mondo arabo in giornali e riviste spagnole (El Pais, Ideas-Afkar).
Ha pubblicato Qatl al-Arabi (Uccidere l’arabo) e Fi Ahdhan Condoleezza wa bidun khassaer fi al Arwah (“En brazos de Condoleezza pero sin bajas”), entrambi scritti in arabo e tradotti in spagnolo.
Ha Collaborato con Radio BBC arabic, Medi1 (Marocco).

Marocco