Connect with us

Articoli

Papa Francesco in Iraq, un viaggio all’insegna della fratellanza

Niente ha potuto ostacolare Francesco nel suo viaggio verso l’Iraq: né la pandemia, né la mancanza di sicurezza, né l’instabilità politica di un paese così centrale nella storia delle religioni. Andare comunque, seppur in circostanze tanto incerte, conferma  l’importanza che il vescovo di Roma attribuisce a questo “pellegrinaggio” unico ed emblematico.

di Zouhir Louassini (Rainews), 04-03-2021

La visita del Papa assume un triplice significato: un forte invito ai cristiani dell’Iraq a non abbandonare il loro paese, un’esortazione a ritornare rivolta a coloro che sono fuggiti e uno stimolo per le autorità locali affinché prendano coscienza della gravità della situazione

Rivolgendosi ai cristiani cacciati dai terroristi di Daesh, i musulmani d’Iraq postavano sui social network le immagini delle case e delle chiese che stavano riparando. Quelle foto dicevano: “Tornate!” ai Nasara (Nazareni), “tornate a casa vostra”. L’ormai prossimo viaggio del Papa a Baghdad – in programma a partire dal 5 marzo – non potrà che riempire il cuore di gioia, a gente fatta così. Mai un viaggio papale, negli ultimi anni, ha suscitato tanto interesse.

Niente ha potuto ostacolare Francesco nel suo viaggio verso l’Iraq: né la pandemia, né la mancanza di sicurezza, né l’instabilità politica di un paese così centrale nella storia delle religioni. Andare comunque, seppur in circostanze tanto incerte, conferma  l’importanza che il vescovo di Roma attribuisce a questo “pellegrinaggio” unico ed emblematico.

Non c’è un momento nell’itinerario programmato dal pontefice in cui non si veda un gesto, un messaggio, un segno verso gli iracheni e, loro tramite, verso tutta l’umanità. Saranno tre giorni intensi, tanto durerà il viaggio, curati nei minimi dettagli.

Subito dopo il suo arrivo e le cerimonie protocollari ufficiali, il Papa incontrerà vescovi, sacerdoti, religiosi, seminaristi e catechisti nella Cattedrale Siro-Cattolica di “Nostra Signora della Salvezza” a Baghdad: è quello il luogo dove 44 fedeli furono uccisi in un attacco jihadista, nell’ottobre 2010.

Vittime che fanno parte del lunghissimo elenco di morti tra tutta la popolazione irachena e che sembrò, nel caso dei cristiani, il risultato di una strategia volta a mettere in atto una vera e propria pulizia religiosa, decisa da certi circoli; l’intento era chiaro: svuotare il paese della sua popolazione cristiana.

Una strategia, va detto, premiata da un significativo successo. In pochi anni il numero dei cristiani in Iraq – una delle più antiche comunità del Medio Oriente – è infatti diminuito in misura consistente: dopo l’invasione americana del 2003, a causa degli abusi subiti da parte degli islamisti fanatici e, dopo il 2014, per via delle violenze dell’autoproclamato Stato Islamico.

Anche se non esistono cifre ufficiali, organizzazioni come AED (Aide à l’Église en Détresse), stimano che la popolazione irachena cristiana, dall’invasione americana in poi, sia diminuita di oltre il 90%, passando da un milione e mezzo di fedeli nel 2003 a meno di 150.000 nel 2019.

Di fronte a questa condizione drammatica, il viaggio del Papa assume un triplice significato: un forte invito ai cristiani dell’Iraq a non abbandonare il loro paese, un’esortazione a ritornare rivolta a coloro che sono fuggiti e uno stimolo per le autorità locali affinché prendano coscienza della gravità della situazione.

Il secondo giorno il Papa si trasferirà a Najaf, la città santa dei musulmani sciiti, per una “visita di cortesia” all’ayatollah Sayyid Ali Al-Husaymi Al-Sistani. Sarà un incontro davvero “storico”, in tutti i sensi. Nonostante i suoi novant’anni, Ali Sistani è una delle personalità più influenti della vita sociale e politica del paese, anche se non ama apparire in pubblico.

Due anni dopo aver incontrato in Egitto il grande imam di Al-Azhar, il sunnita Ahmad Al-Tayeb, Papa Francesco continua a perseguire il suo sogno di fratellanza. Lo farà  incontrando una delle più grandi autorità sciite del mondo. Con la differenza sostanziale che, mentre nel mondo sunnita non esiste un clero organizzato su una precisa gerarchia, nella realtà sciita la situazione è differente.

Al-Sistani è l’alta autorità nel mondo sciita iracheno. I suoi seguaci lo considerano come il proprio “papa”. Per questa ragione l’incontro, anche se di carattere privato, avrà una risonanza globale data la sua personalità e l’influenza che ha tra gli iracheni, sunniti inclusi.

Di certo l’importanza simbolica e religiosa di questo incontro non può nasconderne le sfumature geopolitiche. Di nazionalità iraniana, l’ayatollah al-Sistani è riconosciuto per la sua indipendenza e il suo desiderio di vedere l’Iraq riconquistare la propria sovranità. Le sue relazioni con l’Iran, un paese che interferisce ampiamente negli affari iracheni, sono quindi molto difficili. La scelta di incontrare al-Sistani a Najaf può dunque essere letta come un appoggio, diretto e chiaro, da parte del Papa agli sciiti iracheni.

Per molti osservatori all’interno dello sciismo è in atto una lotta per conquistarne la leadership; una rivalità che fa riferimento a due distinte scuole di pensiero: quella di Qom, in Iran, e quella di Najaf, in Iraq.

Una fa parte dell’eredità dell’ayatollah Khomeini, salito al potere in Iran dopo la rivoluzione del 1979. Questa corrente, che governa ancora Teheran, ritiene che non debba esserci separazione tra potere temporale e potere spirituale. La posizione opposta a quella della scuola di Najaf, incarnata da Ali al-Sistani. Gli iracheni, e probabilmente anche le autorità iraniane, hanno ben capito la dimensione e il senso delle scelte del Papa in questo viaggio.

Dopo la visita a Najaf, il Papa volerà a Nassiriya, per l’incontro interreligioso presso la Piana di Ur, la terra di Abramo, figura comune e interconnessione simbolica tra giudaismo, cristianesimo e islam. Qui il messaggio recato da Roma è chiaro, soprattutto per chi crede nella possibilità di parlare direttamente con Dio: saranno tutti lì, insieme con Abramo, per chiedere la pace in una terra che soffre la guerra da più di quaranta anni.

L’ultima tappa del viaggio apostolico è fissata nella regione autonoma del Kurdistan. La sua capitale, Erbil, sarà teatro del terzo “momento-clou” del viaggio di Francesco. La metropoli, che ha conosciuto una rapida espansione demografica e urbanistica, dopo il 2014 è divenuta rifugio per decine di migliaia di persone messe in fuga dai crimini di Daesh. E anche da qui, dal Kurdistan iracheno, un messaggio di pace, neppure troppo velato, correrà immancabilmente fino alle orecchie sempre attente di Ankara.

È assai probabile che, durante il suo storico viaggio in Iraq, Papa Francesco porrà l’accento più marcato sul concetto (e la prassi) della fraternità. Nella scia della sua ultima enciclica “Fratelli tutti”, ribadirà che la pace non è possibile senza il rispetto dovuto a ciascuna comunità, a ogni persona; che è possibile trovare un buon accordo tra culture e religioni differenti, nella convinzione che “le cose che abbiamo in comune sono così tante e importanti che è possibile individuare una via di convivenza serena, ordinata e pacifica, nell’accoglienza delle differenze e nella gioia di essere fratelli perché figli di un unico Dio”.

 

 

Articoli

تعامل الجزائر مع المغرب يتسم بالانتقائية الغارقة في المظلومية

Articolo pubblicato il 01-09-2021 (Hespress)

هناك سيدة سألوها عن ابنتها، فأجابت بأن ابنتها محظوظة لأنها تزوجت “ولد ناس” يعد لها الفطور ويساعدها في أشغال المنزل؛ بل إنه يصر على غسل كل الأواني، بعد الغذاء والعشاء

السيدة نفسها سألوها عن ابنها، فأجابت بأن حظه تعس لأنه يعد الفطور لزوجته ويساعدها في أشغال المنزل؛ بل إنه يصر على غسل الأواني، بعد الغذاء والعشاء.

أتذكر هذه القصة كلما سمعت الرئيس الجزائري يتحدث عن المغرب، أو قرأت تحليلات الصحافة الجزائرية حول الصراع مع الجار الغربي؛ فاستعمال معيارين مختلفين ساعة الحديث عن الخلاف مع المغرب أصبح هو السائد في أحاديث بعض إن لم أقل أغلب الإخوة الجزائريين، الذين يتهافتون على المنابر الإعلامية للدفاع عن الموقف الرسمي.

واضح جدا أن ذاكرة المسؤولين في الجارة الشرقية هي انتقائية بامتياز، لذلك فهي تختار من التاريخ فقط ما يناسب سرديتها الغارقة في المظلومية والذي يطفو باستمرار عبر خطاب متشنج تشوبه عدوانية غير مفهومة، وبالطبع غير مقبولة.

هذه الانتقائية سأكتفي منها هنا بمثال بسيط يوضح أن العلاقات المغربية الجزائرية تتميز بجانب كبير لا علاقة له بالمنطق. وأنه بقليل من الموضوعية يمكن للإخوة الجزائريين أن يفهموا أن خطأ ساستهم الأكبر هو انعدام أي رؤية للمستقبل، الذي يتم تخريبه يوميا بخطاباتهم غير العقلانية.

النظام الجزائري يكرر أنه لا دخل له في قضية الصحراء، وأنها مسألة أممية مرتبطة بتقرير مصير شعب. لو اكتفى قادة الجارة الشرقية بهذه الجملة لما اختلف اثنان بأنه موقف سياسي يحترم؛ ولكن حينما يتم إيواء منظمة وتسليحها وتوفير كل الإمكانيات لتسويق حروبها المتكررة التي يذهب ضحيتها جنود مغاربة، آنذاك وجب استيعاب أن ما قام به جنرالات الجزائر إلى حدود اليوم هو حرب غير معلنة ضد المملكة المغربية. حرب تستمر منذ ست وأربعين سنة يدفع ثمنها كل شعوب المنطقة.

بعد ست وأربعين سنة، خرج مسؤول أممي مغربي وقال إن هناك شعب القبايل كذلك الذي يجب تقرير مصيره. الجملة تعمد صاحبها الاستفزاز لكي يوضح للقادة الجزائريين ولكثير من مسانديهم تناقض خطابهم حول الصحراء. هذا كل ما في الأمر. المغرب لم يأوِ زعماء القبايل على أرضه، لم يسلحهم، لم يعترف بجمهوريتهم، لم يعط لخطاب مبعوثه الأممي أي استمرارية؛ ومع ذلك كان رد فعل القوى السياسية بالجزائر عنيفا. لم يفهموا الرسالة نهائيا، واكتفوا باستغلال الواقعة لتجييش الرأي العام الداخلي ضد المغرب.

ما صبر عليه المغرب ست وأربعون سنة لم يطقه قادة الجزائر ست وأربعين ثانية. إنها القصة نفسها؛ ولكن الجنرالات وبعض المحللين الجزائريين لم يتوانوا في استعمال معيارين مختلفين.

بالطبع، إن قضية الصحراء موجودة في أروقة الأمم المتحدة بعكس قضية القبايل؛ ولكن ما لم يستوعبه صاحب القرار الجزائري هو أنه من السهل استعمال ورقة الاختلافات العرقية لتمزيق الدول، وأن هذا موقف من يدافع عن منطق الاستعمار وليس العكس كما يحلو ليساريي آخر ساعة التشدق به. نعم، من يدافع على استقلال “الصحراء الغربية” هو في النهاية مؤيد لخطاب استعماري محض. عداء البعض لـ”النظام المخزني” أو للملكية بالمغرب لا يمكن أن يعمي الأبصار إلى هذه الدرجة.

هذا العمى هو الذي أصاب القيادة الجزائرية منذ الاستقلال، حيث خالت نفسها رائدة لثورة مستمرة وأنها قوة نافذة إقليميا ولم لا عالميا؟. استمرت في كذب على الذات وتصديق كذبها لستة عقود وما زالت ولم تر إلى حد الآن أنها مجرد نمر من ورق لا يهابه أحد. جنون العظمة هذا سيكون وبالا، لا قدر الله، على شعب نكن له نحن المغاربة كل الود والمحبة.

لقد عملت الدبلوماسية المغربية جيدا بعدم الرد على بيان الخارجية الجزائرية؛ فـ”إذا كان المتكلم أحمق السامع يكون بعقله”، ولكن المرجو هو عدم تأويل هذا الصمت بشكل خاطئ، وهو الأمر الذي تم تكراره باستمرار من طرف قادة الجارة الشرقية. سياسة التروي تصب في خانة المغرب لا شك في ذلك؛ ولكن على الرباط الاستعداد لكل أنواع الاستفزاز بما فيه إمكانية إعلان الحرب من طرف الجزائر كمرحلة أخيرة في وتيرة التصعيد الذي اختاره قادتها. مع هؤلاء كل شيء ممكن.

في انتظار ذلك، على صاحب القرار استغلال هذه المرحلة الإيجابية على الصعيد الدولي؛ فبعدما فهم الجميع أن رد الفعل الجزائري العنيف هو دليل على أن قضية الصحراء قد انتهت وأن الصراع الإقليمي بالمنطقة قد تم حسمه وجب على من بيده الأمور أن يمر إلى مرحلة أكثر جدية في إصلاح الوطن وأن يستعمل سرعة أكبر في تفعيل البناء الديمقراطي للبلاد. هذا هو هاجسنا الحقيقي نحن كمغاربة، وليس ما يفعله النظام في الجارة الشرقية؛ فالشعب الجزائري أدرى بمصلحته، وما علينا نحن سوى احترام إرادته.

Continue Reading

Articoli

جهود التحالف الدولي ضد تنظيم الدولة للتصدي لتهديداته

كشف وزير الخارجية الأميركي، أنتوني بلينكن، أن 10 آلاف من مرتزقة داعش لا يزالون محتجزين لدى قوات سوريا الديمقراطية، مطالبا الدول التي انضم مواطنيها إلى داعش بإعادة توطينهم وتأهيلهم.

وأضاف بلينكن إن هناك عنصراً رئيساً آخر لهزيمة داعش بشكل دائم يتطلب التصدي لتهديدات التنظيم خارج العراق وسوريا، وتحديداً في إفريقيا.

وترأس وزيرا خارجية إيطاليا والولايات المتحدة الاجتماع الوزاري للتحالف الدولي ضد داعش، الذي استضافته روما يوم الإثنين ٢٨ يونيو ٢٠٢١.

وشارك في الاجتماع 83 وزيراً ووفد من الدول الأعضاء في التحالف، بالإضافة إلى وزراء خارجية دول عربية.

ويبحث الاجتماع جهود القضاء على بقايا مرتزقة داعش في كل من العراق وسوريا ووقفَ تمدده في أفريقيا.

قراءة للحدث على قناة العربي

Continue Reading

Articoli

هؤلاء “متطرفون” يمتلكون مفاتيح حل الصراع العربي الإسرائيلي

هناك قاعدة إعلامية بسيطة وناجحة يمارسها العديد من الزملاء وبإتقان: يجب كتابة نصوص تساير معتقدات وأفكار الجمهور المتلقي؛ فالناس يريدون سماع صدى ما يؤمنون به لترسيخ مفاهيم أصبحت غير قابلة للنقاش بالنسبة لهم.

القضية الفلسطينية هي إحدى أسهل المواضيع التي يمكن امتطاؤها بالنسبة للأقلام العربية التي تبحث عن التصفيق عوض القيام بقراءة متأنية تساعد على فهم واقع مركب، تتداخل فيه المصالح إلى درجة أنه أصبح من الصعب، إن لم نقل من المستحيل، الحديث عن هذه القضية بدون انفعال مبالغ فيه، والذي من بين نتائجه، بكل تأكيد، تكرار الأخطاء نفسها التي أوصلت الشعب الفلسطيني إلى الحال الذي يوجد عليه اليوم.

وسائل التواصل الاجتماعي الحديثة زادت الطين بلة، إذ أصبح الجميع خبيرا في كل شيء، وكل من أراد يمكنه “تحرير” فلسطين بـ”بوست” أو “هاشتاج” من “الهاشتاجات” التي تنضح عمقا وبعد  نظر

قنوات عربية كثيرة، ولله الحمد، تقوم “بواجبها” لخلق الأجواء التهييجية الكفيلة بملء الشوارع تضامنا مع الشعب الفلسطيني، والتأكيد أن صواريخ حماس المجيدة سترمي بفلول الإسرائيليين للبحر. قصة تتكرر وبنفس الأسلوب منذ 1948 والعرب لم يتعلموا شيئا بل لم يفهموا حتى قواعد اللعبة التي يشارك فيها معظمنا بكل حسن نية، رغم أن “طريق جهنم معبدة بالنيات الحسنة” كما يقول المثل الإنجليزي الشهير.

منذ بداية هذا الصراع في نهاية الأربعينيات واللعبة تتم بهذا الشكل: استفزاز إسرائيلي يليه رد فعل فلسطيني وعربي متشنج وغير محسوب، لينتهي كل شيء بخسارة المزيد من الأراضي والتفاوض على استرجاع جزء جديد تم فقدانه في لحظة انفعال.

لا يكفي أن تكون صاحب حق، بل يجب أن تحسن الدفاع عن هذا الحق. إذا كانت إستراتيجية حماس اليوم هي الاكتفاء برمي مجموعة من المفرقعات الأقرب إلى الألعاب النارية منها إلى أدوات قتال حقيقية، والتمترس وراء مدنيين عزل لكي تقدمهم في ما بعد كقرابين لتجسيد مدى وحشية العدو الصهيوني..إذا لم يكن هناك أي تصور لنوعية الخطوة الموالية، فإننا أمام أكبر غباء يعرفه التاريخ.

القصة نفسها تتكرر ومنذ سنوات وبنفس النتائج: خبر رئيسي يتصدر كبريات الصحف وأهم القنوات التلفزية لبضعة أيام لينتهي كل شيء بعدها بمضاعفة معاناة الشعب الفلسطيني الذي ابتلاه الله بعدو شرس وقيادة عاجزة في رام الله وأخرى متهورة في غزة.

من يتحدث عن أن المقاومة هي غاية في حد ذاتها فليتذكر أن الهنود الحمر كذلك قاوموا وبكل شراسة ومع ذلك فإنهم اليوم مجرد فرجة مسيجة للسياح الأجانب الذين يزورون الولايات المتحدة. المقاومة تحتاج إلى تخطيط محكم وذكي له القدرة على فهم قواعد اللعبة السياسية الدولية، وهو ما نراه منعدما لدى حكام غزة (الله يهديهم).

وحتى لا يتم فهم هذا الكلام بشكل خاطئ والهجوم على قائله بتوجيه التهم الجاهزة سلفا من باب خيانة القضية وإحباط العزائم…الخ، فإن أي عاقل يعرف أن الشعب الفلسطيني يعيش تحت نير ظلم بشع لا يحس به إلا من يكتوي بناره؛ ولا أحد يشك في ذلك، ولكن بحكم عملنا كإعلاميين أو مختصين يتابعون الأحداث عن بعد، أكرر عن بعد، وجب علينا التحلي بقدرة أكبر على التحليل الهادئ والرصين المبني على معطيات وليس على أحاسيس مهما سمت في نبلها فلن تساهم في أي حال من الأحوال في رفع الحيف عن إخواننا الفلسطينيين.

ربما حان وقت بناء مقاربة جديدة يمكن أن تساعدنا على تغيير نمط تفكيرنا. إذا لم تتغير المعادلة فلن تتغير النتائج. لتحقيق هذه الغاية وجب الوعي بمجموعة من المعطيات وقراءتها بتجرد وبعيدا عن أي انفعال.

هذه المقاربة يجب أن تمر أولا عبر تساؤل مزمن عن أسباب الهزائم المتكررة التي انتهت دائما بسلب المزيد من الأراضي الفلسطينية لصالح دولة الاستيطان..

ربما حان وقت الاعتراف بأننا أمام إستراتيجية محكمة تواجهها مقاومة مرتجلة لها فهم خاطئ لموازين القوى. أرض فلسطين لن تتحرر بالتنديد والمظاهرات، التي حتى وإن أدخلناها في باب أضعف الإيمان فإنها تبدو مجرد سراب يكشف درجة العجز الذي وصل إليه الإنسان العربي، وعلى جميع المستويات.

بعد ذلك علينا أن نتساءل حول الأسباب التي تجعل صاحب القرار الغربي مواليا دائما لوجهة نظر إسرائيل أكثر من فهمه لدرجة المعاناة الفلسطينية. أقول صاحب القرار وليس الرأي العام لأن هذا الأخير لم تعد له أي أهمية بعد أن تم إلهاؤه بوسائل التواصل الاجتماعي لكي ينفس عبرها عن غضبه.

ثم لماذا لم نستطع شرح ثم استغلال مسألة بديهية وهي أن دولة تعتبر نفسها خاصة باليهود فقط لا يمكنها أن تكون دولة ديمقراطية؟ فنحن أمام تناقض واضح مع مفهوم المساواة الذي هو أساس أي نظام ديمقراطي يحترم نفسه. ورقة كان يمكن توظيفها بشكل أفضل داخل المجتمع الإسرائيلي نفسه من طرف عرب 48 مثلا.

هذه النقطة كان بالإمكان امتطاؤها للشروع في بناء أسس نضال جديد يعتمد الدفاع عن الحقوق المدنية. نظام الأبارتايد هو أكبر مرض أصاب المجتمع الإسرائيلي واستفحل منذ وصول اليمين المتطرف للحكم. هناك جزء كبير من داخل هذا المجتمع يعي خطورة نظام يفصل بين مواطنيه حسب انتماءاتهم الدينية أو العرقية، وهو مستعد للوقوف بجانب مواطنيه العرب لو بدأت شرارة نضال سلمي بقيادات جديدة تتحلى بالواقعية.

الهجوم الذي تعرض له من يتم نعتهم بعرب إسرائيل من طرف متطرفين صهاينة كان باستطاعته استهلال مرحلة جديدة تضع النضال الفلسطيني في خانة مختلفة عن تلك التي ألفناها حتى اليوم. ألعاب حماس النارية وجهت الأنظار بسرعة نحو الصورة النمطية التي يقدمها الإسلام السياسي عن نفسه، والذي ينتهي دائما، بوعي أو دونه، بلعب دور طوق النجاة للمحتل الإسرائيلي الذي يحسن لعب دور الضحية المدافعة عن نفسها.

طريق النضال يجب ألا تتجاهل أهمية مد الجسور مع إسرائيليين مسالمين، وهم كثر، ومع اليهود عبر العالم ومراكز الضغط داخل المؤسسات الحكومية العالمية، وكل من له تأثير على المستوى الدولي. الحوار الدائم والمتفتح على كل وجهات النظر قد يساهم في شرح معاناة الشعب الفلسطيني بشكل أفضل، والعمل على تقريب وجهات النظر بين أصحاب العقول النيرة لدى الطرفين قد يساعد على بناء أجواء الثقة المنعدمة حاليا.

لقد تم ترك مفاتيح القضية الفلسطينية والصراع العربي الإسرائيلي في أيدي أكثر الناس تطرفا: حماس من جهة واليمين التلمودي المتطرف من جهة أخرى. كلاهما يؤمن بأن الآخر لا يفهم سوى لغة العنف. النتيجة هي مزيد من الحقد والكراهية اللذين يتم غرسهما في أفئدة الأجيال القادمة. وهذا أكبر خطر يتهدد التعايش في المنطقة، ويهدد مستقبل قضية عادلة، وهي حق الإنسان الفلسطيني في العيش بسلام وكرامة.

 

Continue Reading

Zouhir Louassini

Giornalista e scrittore. Dottore di ricerca in Studi Semitici (Università di Granada, Spagna). Lavora a Rai News dal 2001. Editorialista su “L’Osservatore Romano” dal 2016. Visiting professor in varie università italiane e straniere. Ha collaborato con diversi quotidiani arabi, tra cui al-Hayat, Lakome e al-Alam. Ha pubblicato vari articoli sul mondo arabo in giornali e riviste spagnole (El Pais, Ideas-Afkar). Ha pubblicato Qatl al-Arabi (Uccidere l’arabo) e Fi Ahdhan Condoleezza wa bidun khassaer fi al Arwah (“En brazos de Condoleezza pero sin bajas”), entrambi scritti in arabo e tradotti in spagnolo. Ha Collaborato con Radio BBC arabic, Medi1 (Marocco)

Marocco