Passi in avanti

marzo 8th, 2018 | by admin
Passi in avanti
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di Zouhir Louassini. L’Osservatore Romano Settimanale

Per un bilancio della cosiddetta primavera araba credo che sia ancora troppo presto per esprimere un giudizio definitivo. Come in tutte le cose umane, la strada è lunga, irta di difficoltà: un percorso accidentato attende questa parte di mondo perché si compia una trasformazione efficace e profonda di società visceralmente conservatrici. Ma il cambiamento è in atto e va incoraggiato.

È evidente oggi che l’evoluzione di una società si giudica a partire dalla condizione delle donne. Nel mondo arabo islamico non si può negare che vi sia ancora tanto da fare. Ma qualcosa si muove. Dopo le insurrezioni del 2011 c’è stata una reazione attestata dal successo elettorale degli islamisti in Tunisia, Egitto, Libia. Un’ondata reazionaria che non può nascondere un movimento di fondo più potente e strutturale.

Il caso saudita è un buon esempio. Lo sviluppo delle rivolte popolari nel mondo arabo aveva già portato all’adozione da parte del re Abdullah di alcune riforme importanti: il riconoscimento del diritto di voto e l’eleggibilità nelle elezioni municipali per le donne, così come l’istituzione di una quota del 20 per cento loro riservata tra i seggi in parlamento. Nel 2013 sono state nominate circa 30 donne al Majlis Al-Choura, l’assemblea consultiva di 150 membri che funge da parlamento. Più di recente il regno del successore, re Salman, è stato segnato da una serie di decisioni dal carattere fortemente simbolico: il riconoscimento del diritto di guidare dal prossimo giugno, l’autorizzazione per le ragazze a praticare sport nelle scuole pubbliche e il diritto di partecipare a eventi sportivi in tre stadi (a Riyadh, Jeddah e Dammam) nel paese.

Sono certo riforme lente, anche se elogiate in modo celebrativo da parte di molta stampa occidentale. Bisogna ammettere però che queste misure hanno migliorato la vita di molte donne saudite in una società particolarmente chiusa.

In Tunisia il cambiamento è sancito nella nuova costituzione. Vi è stato introdotto — per la prima volta nel mondo arabo — l’obiettivo di parità di genere nelle assemblee elettive. Due articoli vanno citati: la sezione 20 dichiara che «cittadini e cittadine sono uguali in diritti e doveri e uguali davanti alla legge senza discriminazione», mentre l’articolo 45 afferma che «lo Stato garantisce la protezione dei diritti delle donne e sostiene i suoi risultati. Lo Stato garantisce l’uguaglianza di opportunità tra donne e uomini per assumere le varie responsabilità in tutti i settori. Lo Stato lavora per raggiungere la parità tra donne e uomini nei consigli eletti e lo Stato adotta le misure necessarie per sradicare la violenza contro le donne».

In Marocco l’agenda politica è segnata dal cambiamento, nella medesima direzione. Tra il 2011 e il 2015 è stato varato un programma per l’uguaglianza. Al centro temi come la lotta alla violenza e alla discriminazione contro le donne, la lotta alla povertà e alla vulnerabilità delle donne, la legalizzazione dell’aborto in caso di stupro e d’incesto.

Sono questi solo tre esempi tra tanti: fatti, decisioni politiche che confermano che nel mondo arabo le cose si stanno muovendo. Sarebbe ingiusto, illogico e prematuro considerare questi progressi come il compimento di un processo virtuoso. Sono soltanto passi verso un obiettivo giusto e condivisibile. Cresce però nel mondo arabo l’attenzione alla condizione, certo ancora dura, delle donne. Questo alimenta la consapevolezza che nessuna rivoluzione potrà realizzare i suoi obbiettivi senza sciogliere il nodo della presenza delle donne nella sfera pubblica. L’occidente stesso fa ancora faticosamente i conti con questo problema culturale: qualsiasi cambiamento, senza le donne è condannato al fallimento.

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