Qualunquismo ideologico

gennaio 11th, 2018 | by admin
Qualunquismo ideologico
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di Zouhir Louassini L’Osservatore Romano (Settimanale) 11/01/2018

 

Il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz aveva scritto nel 2014: «Se mettiamo ottantacinque miliardari in un autobus, esso conterrebbe una fortuna equivalente a quella della metà più povera dell’umanità, circa tre miliardi di persone». Un anno dopo aggiungeva: «L’autobus si è ristretto: sono solo ottanta posti».

Nessuno, ormai, mette in dubbio che uno dei più gravi mali di cui soffre l’umanità sia proprio l’ingiustizia sociale che, peraltro, non cessa di crescere. Negli ultimi cinque anni la ricchezza dei più ricchi è aumentata di oltre 500 miliardi di dollari, quella dei più poveri è diminuita di oltre 1000 miliardi.

Il problema più scabroso di fronte a tale squilibrio è che ci siamo abituati, tutti, a questi numeri scandalosi. Ci conviviamo come se fossero il frutto di un fato ineluttabile. E spesso alcuni di noi indirizzano la giusta indignazione che ne deriva verso l’obiettivo sbagliato: quelli che non c’entrano niente, i più poveri tra i poveri, i tantissimi immigrati che fuggono le guerre e la miseria. Fuggono disperatamente, sì: perché nessuno lascia il proprio paese con l’idea di partecipare a una festa.

Eppure molti scaricano sulle vittime tutte le colpe di un sistema economico mondiale basato sull’ineguaglianza tra esseri umani. È una contraddizione, peggiorata e aggravata quando molti tra questi immigrati provengono da paesi ricchi, molto ricchi, paesi dove una ristretta minoranza ha tutto e la stragrande maggioranza non ha niente.

Pensiamo all’Africa, per esempio: da lì provengono tantissimi immigrati. Le cifre, quelle che troviamo schematizzate negli atlanti geografici, dicono che in termini di risorse naturali l’Africa è il continente più ricco. Eppure è quello la cui popolazione soffre di più povertà. Dei 50 paesi in condizioni di povertà critica, 33 sono in Africa. Sono cifre ufficiali, queste, non opinioni.

La maggior parte dei paesi poveri oggi sono ex colonie: sono stati saccheggiati da paesi detti civili, abbandonati e lasciati nelle mani di governi corrotti, che hanno causato guerre o addirittura genocidi. Non si devono dimenticare fatti di questa gravità. E quando questi paesi lasciarono le loro colonie, lo fecero dopo averne condizionato in misura permanente le economie, con l’imposizione di politiche agricole e commerciali che favorissero le aziende straniere, come testimoniano — ma è solo un esempio — i monopoli sull’estrazione mineraria. I paesi poveri divenuti indipendenti non hanno quasi mai avuto una vera chance di risollevarsi dai loro problemi.

Il sociologo francese Pierre Bourdieu, con molto ottimismo e altrettanto sentimento utopistico, sottolineava la necessità di diffondere la conoscenza come strumento che aiuta alla trasformazione sociale. Insistere su logiche di chiusura partendo da informazioni sbagliate o da notizie manipolate è invece il primo passo che conduce all’odio e alla barbarie.

L’immigrazione può essere una vera sfida; e certamente anche un problema, soprattutto se affrontato con dati e metodi errati. Ma non possiamo continuare a scaricare su questo fenomeno umano tutte le nostre disgrazie.
Usare fatti ed episodi marginali in chiave politica per conquistare più consenso è una piaga che sta minacciando la nostra umanità. Non capire le radici dei problemi ed essere incapaci di riconoscere e affrontare i veri responsabili dell’ingiustizia crescente nel mondo è il vero qualunquismo ideologico che tende solo a giustificare i potenti e a colpevolizzare le vittime di un sistema che non regge più.

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