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Perché Hamas ignorando Machiavelli ha trasformato la Guerra di Gaza in un gioco d’azzardo

Rainews 04-11-2023

“Si inizia una guerra quando si vuole, si termina quando si può”, scriveva il grande pensatore politico. Ma chi ha scatenato gli attacchi del 7 ottobre potrebbe ottenere un esito opposto a quello che avrebbe potuto sperare

Niccolò Machiavelli affermava secoli fa: “Si inizia una guerra quando si vuole, si termina quando si può.”

Sembra che i leader di Hamas non abbiano mai preso in considerazione questo pensiero, o, se lo hanno letto, certamente non lo hanno compreso appieno. Quando Hamas ha lanciato la sua operazione “Diluvio di al-Aqsa”, gli obiettivi sembravano chiari. L’obiettivo primario era senza dubbio quello di interrompere il processo di normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Israele e l’Arabia Saudita.

Tra gli altri scopi vi erano la pressione sul governo Netanyahu per la liberazione dei prigionieri palestinesi in cambio degli ostaggi catturati il 7 ottobre, e il tentativo di affermarsi come unico portavoce della causa palestinese, cercando di emarginare i rivali di Fatah “falliti nei loro tentativi di pace con Israele”.

Con l’avanzare del tempo, le azioni di Hamas sembrano più una puntata azzardata in un casinò che una strategia ben pianificata, volta a costringere gli israeliani a negoziare il futuro della regione.

L’offensiva massiccia dell’esercito israeliano sta conferendo al conflitto una dinamica imprevista che potrebbe evolversi in modi che né Hamas né altri avevano anticipato.

Questa situazione potrebbe addirittura segnare l’inizio di uno scenario inedito che ha il potenziale di rimescolare gli equilibri in una regione a lungo vista come epicentro di conflitti costanti.

L’esito del conflitto nella Striscia di Gaza potrebbe avere un impatto non solo a livello regionale, ma sicuramente anche internazionale, dove si sta svolgendo una partita di scacchi il cui esito potrebbe determinare il futuro di una vasta porzione dell’umanità.

Hamas, come Hezbollah, gli Houthi e alcuni gruppi sciiti in Iraq, fa parte di un’alleanza naturale con l’Iran. Quest’ultimo non ha mai nascosto le sue ambizioni di diventare la potenza dominante nella regione, suscitando preoccupazioni in molti paesi arabi, in particolare quelli del Golfo. Un’alleanza tra Riad e Tel Aviv sembrava essere la strategia adeguata per contrastare le ambizioni iraniane.

Teheran si posiziona quotidianamente all’interno di un’alleanza più vasta che comprende la Russia e, soprattutto, la Cina. È nel contesto di questa dinamica che si devono analizzare gli eventi succeduti dal 7 ottobre ad oggi. Solo ampliando la prospettiva possiamo comprendere appieno l’importanza di questa battaglia e giustificare la significativa presenza americana nella regione.

La guerra di Gaza potrebbe dare avvio a un nuovo assetto regionale fondato sul processo di normalizzazione tra Israele e il mondo arabo, con l’Arabia Saudita in prima linea. Con il sostegno degli Stati Uniti, la nuova alleanza regionale potrebbe ergersi come un baluardo capace di contenere l’espansionismo iraniano.

Tuttavia, in questo contesto manca un elemento cruciale: un’entità denominata Stato di Palestina con piena sovranità nazionale e una leadership in grado di fornire solide garanzie per la sicurezza di Israele.

L’apertura del governo israeliano verso una soluzione di questo tipo potrebbe spalancare le porte a un’era inedita, nella quale le monarchie del Golfo, e in particolare l’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman, potrebbero rafforzare la loro leadership nel mondo arabo, affermandosi come coloro che sono riusciti a “indurre” Israele a riconoscere il diritto del popolo palestinese a un proprio Stato sovrano.

 

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Da Suez 1956 a Hormuz 2026: quando le rotte ridisegnano il potere globale

Dalla crisi del Canale di Suez alle tensioni nello Stretto di Hormuz, il controllo dei passaggi strategici torna centrale. Ma oggi la sfida si gioca sempre più sul terreno economico e finanziario, tra ruolo degli Stati Uniti e avanzata della Cina.

Rainews (07-04-2026).

Nel 1956, durante la Crisi di Suez, il controllo di un passaggio strategico come il Canale di Suez si trasformò in uno spartiacque geopolitico. La nazionalizzazione decisa da Gamal Abdel Nasser provocò un intervento militare di Francia, Regno Unito e Israele, ma il vero esito della crisi non fu determinato sul campo. Furono gli Stati Uniti a imporre lo stop, anche attraverso leve finanziarie, segnando il ridimensionamento definitivo delle potenze europee e l’inizio di un nuovo equilibrio internazionale.

A distanza di quasi settant’anni, le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz riportano al centro un nodo simile: la sicurezza delle rotte energetiche e il controllo dei flussi globali. Una quota significativa del petrolio mondiale transita da questo stretto, rendendolo uno dei punti più sensibili del sistema economico internazionale.

Come nel caso di Suez, il rischio immediato è quello di un’escalation militare. Ma il livello più profondo della crisi riguarda la dimensione economica e finanziaria. Il controllo delle rotte non si traduce soltanto in influenza strategica, ma incide anche sul sistema con cui questi flussi vengono regolati, a partire dalla centralità del dollaro nelle transazioni energetiche.

Gli Stati Uniti restano il principale garante della sicurezza marittima nella regione e mantengono una superiorità militare che non ha equivalenti. Tuttavia, mentre Washington presidia lo spazio strategico, un altro attore consolida la propria posizione sul piano economico: la Cina guidata da Xi Jinping.

Negli ultimi anni, Pechino ha rafforzato i rapporti commerciali con i Paesi del Golfo, ha investito in infrastrutture e ha avviato accordi energetici che, in alcuni casi, prevedono l’uso di valute alternative al dollaro. Si tratta di un processo graduale, ancora limitato nei numeri, ma significativo nella direzione. L’obiettivo non è sostituire nell’immediato il sistema esistente, quanto piuttosto diversificarlo.

In questo quadro, le tensioni nello Stretto di Hormuz rischiano di avere un effetto che va oltre la sicurezza energetica. Le crisi prolungate tendono a spingere i Paesi coinvolti a cercare strumenti alternativi per ridurre la dipendenza da un’unica valuta o da un unico sistema finanziario. È in questo spazio che la strategia cinese può trovare margini di crescita.

Il parallelo con Suez aiuta a leggere questa dinamica. Nel 1956, il confronto su un’infrastruttura strategica accelerò un cambiamento negli equilibri globali. Oggi, le tensioni su Hormuz potrebbero contribuire a una trasformazione più graduale ma altrettanto rilevante: quella di un sistema economico internazionale meno centrato su un unico attore e su una sola valuta.

Non si tratta di un passaggio immediato. Il dollaro resta il principale punto di riferimento per i mercati globali, sostenuto dalla profondità finanziaria degli Stati Uniti e dalla fiducia internazionale. Ma i segnali di una progressiva diversificazione sono sempre più evidenti.

In questo contesto, la competizione tra potenze assume una forma diversa rispetto al passato. Accanto alla dimensione militare, resta centrale quella economica e finanziaria. E, come già accaduto in passato, il risultato finale potrebbe dipendere meno dagli sviluppi sul terreno e più dalla capacità di influenzare le regole del sistema globale.

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La stampa araba accoglie con entusiasmo “La strategia del pesce nano”.

Un’attenzione crescente e un giudizio ampiamente positivo accompagnano l’uscita del romanzo La strategia del pesce nano dello scrittore e giornalista marocchino Zouhir Louassini, come emerge da diversi articoli pubblicati nella stampa araba nelle ultime settimane.

Il primo, apparso su Elaph il 24 febbraio 2026, presenta il libro come un’opera capace di intrecciare storia e immaginazione, riportando il lettore nella Tangeri del 1890, in un momento cruciale segnato dalle tensioni tra potenze straniere e autorità locali. L’articolo insiste soprattutto sulla dimensione narrativa e simbolica del romanzo: la città diventa un vero e proprio personaggio, mentre l’indagine sulla morte dell’italiano Mauro Cantagalli si trasforma in una chiave di lettura più ampia dei rapporti di forza e delle dinamiche di potere dell’epoca.

al-Alam al-Thaqafi 2 aprile 2026

A questa lettura si aggiunge quella pubblicata il 2 aprile 2026 nel supplemento culturale del quotidiano marocchino Al-Alam, che offre un’analisi più approfondita e critica dell’opera. Come si legge nella pagina culturale , il romanzo viene descritto come un lavoro che combina rigore documentario e libertà creativa, capace di restituire la complessità della fine del XIX secolo senza cadere nel didascalismo storico. L’accento è posto sulla costruzione narrativa, sulla densità dei personaggi e sulla capacità di trasformare la storia in uno spazio aperto di interrogazione, più che in una semplice ricostruzione del passato.

Particolare rilievo viene dato anche al significato simbolico del titolo: pesce “nano” non rappresenta una debolezza, ma una strategia di sopravvivenza fondata sull’intelligenza, sulla capacità di adattamento e sulla lettura dei rapporti di forza. In questa prospettiva, il romanzo viene interpretato come una riflessione più ampia sulle dinamiche del potere e sulle possibilità di resistenza in contesti dominati da attori più forti.

A completare questo quadro si inserisce anche la lettura proposta da Le Bouclage, che sottolinea come il romanzo non si limiti a ricostruire il passato, ma utilizzi la storia come strumento per interrogare il presente. L’articolo insiste sulla capacità dell’autore di trasformare la narrazione storica in una riflessione contemporanea sui rapporti di forza, evidenziando come la vicenda di Tangeri diventi metafora delle dinamiche geopolitiche attuali, dove anche gli attori più “piccoli” possono ritagliarsi spazi di manovra attraverso strategie intelligenti e flessibili.

Nel complesso, questi contributi restituiscono l’immagine di un’opera che ha trovato un’accoglienza molto favorevole nell’ambiente culturale marocchino e arabo. Da un lato, viene apprezzata la qualità letteraria e la costruzione narrativa; dall’altro, il valore dell’opera risiede nella sua capacità di interrogare la storia e di proporre una lettura originale delle relazioni tra identità, sovranità e influenza straniera.

Un riconoscimento che segna, per l’autore, un ingresso riuscito nel panorama della narrativa storica, con un romanzo capace di parlare al presente attraverso il passato.

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La strategia del pesce nano in arabo

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Marocco, Islam