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Il radicalismo islamico? Colpa anche dell’Occidente
Parla il politologo francese François Burgat. “Smettiamola di fabbricare fanatici”.
L’immagine dell’islam continua a peggiorare in Francia. Il 47% dei francesi pensa che «la presenza di una comunità musulmana sia una minaccia», un aumento del 5% rispetto al 2010, Per ragionare su questi sondaggi (pubblicati quest’anno nei giornali francesi) e capire meglio la situazione attuale in Francia e le possibili conseguenze per la convivenza nel paese abbiamo parlato con François Burgat, politologo e uno degli specialisti più noti sulla realtà del mondo islamico.
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Due donne da Teheran. Arte e diaspora mentre la guerra cambia il destino dell’Iran.
Mentre il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti segna una nuova fase di instabilità in Medio Oriente, lontano da Teheran due artiste iraniane osservano il loro paese vivere uno dei momenti più drammatici della sua storia recente.
Aram Ghasemy, performer e regista, e Maryam Pezeshki, scultrice e pittrice, raccontano attraverso il loro lavoro artistico il legame profondo con la loro terra d’origine, tra memoria personale, identità culturale e senso di responsabilità verso ciò che accade oggi in Iran.
Un reportage che intreccia guerra e creazione, distanza geografica e vicinanza emotiva, per raccontare il volto umano della diaspora iraniana.
Link per vedere il 24mm del 12 marzo 2026
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Cristiani in Giordania
Zouhir Louassini ci porta in Giordania, tra la minoranza cristiana che convive pacificamente con la maggioranza musulmana.
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Portogallo al bivio: tra centrodestra fragile e ascesa dell’estrema destra
Il Portogallo ha votato per la terza volta in tre anni, e il verdetto delle urne del 18 maggio 2025 ha confermato l’instabilità politica del paese. L’Alleanza Democratica (AD), guidata dal premier uscente Luís Montenegro, ha ottenuto il 32,7% dei voti e 89 seggi su 230, fermandosi ancora una volta sotto la soglia della maggioranza assoluta .
Ma la vera sorpresa è l’ascesa di Chega, il partito di estrema destra guidato da André Ventura, che raggiunge il 22,6% e 58 seggi, eguagliando il Partito Socialista (PS) di Pedro Nuno Santos, che subisce il peggior risultato dal 1987 e annuncia le dimissioni .
Montenegro, pur riconfermato, si trova ora a dover formare un governo senza alleanze solide: ha ribadito il rifiuto di collaborare con Chega e non dispone di numeri sufficienti con i soli liberali. Il rischio di una paralisi istituzionale è concreto, mentre il bipartitismo tradizionale sembra definitivamente superato .
Un viaggio nel cuore di un Portogallo che cambia volto, tra speranze di stabilità e timori per il futuro democratico del paese.
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