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La geopolitica dei media. Lo scontro del Golfo nei network arabi

I Paesi del Golfo hanno ordinato al Qatar di chiudere al-Jazeera come condizione necessaria per riprendere i rapporti diplomatici. Una richiesta del genere si spiega in un contesto dove i media sono soprattutto strumenti di potere. Da quando è esploso il conflitto tra Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi e Bahrein da una parte e il Qatar dall’altra, ogni paese cerca di usare i suoi network per difendere la propria posizione ufficiale. Lo scontro tra questi paesi ha confermato la mancanza d’indipendenza delle tv arabe e il fatto che la loro nascita era, ed è, parte di una lotta politica regionale in cui sono permessi tutti i colpi.

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/geopolitica-media-conflitto-golfo-network-arabe-4dcceb07-010b-4ac3-b26d-5d662e664a3b.html

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Due donne da Teheran. Arte e diaspora mentre la guerra cambia il destino dell’Iran.

Mentre il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti segna una nuova fase di instabilità in Medio Oriente, lontano da Teheran due artiste iraniane osservano il loro paese vivere uno dei momenti più drammatici della sua storia recente.

Aram Ghasemy, performer e regista, e Maryam Pezeshki, scultrice e pittrice, raccontano attraverso il loro lavoro artistico il legame profondo con la loro terra d’origine, tra memoria personale, identità culturale e senso di responsabilità verso ciò che accade oggi in Iran.

Un reportage che intreccia guerra e creazione, distanza geografica e vicinanza emotiva, per raccontare il volto umano della diaspora iraniana.

Link per vedere il 24mm del 12 marzo 2026

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Cristiani in Giordania

Zouhir Louassini ci porta in Giordania, tra la minoranza cristiana che convive pacificamente con la maggioranza musulmana.

Link per vedere il 24mm del 12/02/2026

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Portogallo al bivio: tra centrodestra fragile e ascesa dell’estrema destra

Il Portogallo ha votato per la terza volta in tre anni, e il verdetto delle urne del 18 maggio 2025 ha confermato l’instabilità politica del paese. L’Alleanza Democratica (AD), guidata dal premier uscente Luís Montenegro, ha ottenuto il 32,7% dei voti e 89 seggi su 230, fermandosi ancora una volta sotto la soglia della maggioranza assoluta .

Ma la vera sorpresa è l’ascesa di Chega, il partito di estrema destra guidato da André Ventura, che raggiunge il 22,6% e 58 seggi, eguagliando il Partito Socialista (PS) di Pedro Nuno Santos, che subisce il peggior risultato dal 1987 e annuncia le dimissioni .

Montenegro, pur riconfermato, si trova ora a dover formare un governo senza alleanze solide: ha ribadito il rifiuto di collaborare con Chega e non dispone di numeri sufficienti con i soli liberali. Il rischio di una paralisi istituzionale è concreto, mentre il bipartitismo tradizionale sembra definitivamente superato .

Un viaggio nel cuore di un Portogallo che cambia volto, tra speranze di stabilità e timori per il futuro democratico del paese.

24MM (19-05-2025)

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Marocco, Islam