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IL GIOCO SIRIANO CHE SPIAZZA ERDOGAN

di Zouhir Louassini 12 gennaio 2016 (Rainews) A caldo, nella sua prima apparazione pubblica nelle prime ore dopo l’attentato che ha colpito Istanbul,  Erdogan ha mandato un messaggio chiaro: “La Turchia è sempre Il primo obiettivo del terrorismo perché noi non facciamo distinzioni tra gruppi terroristici “, traduzione: “ancora non sappiamo chi è il responsabile […]

di Zouhir Louassini 12 gennaio 2016 (Rainews)

A caldo, nella sua prima apparazione pubblica nelle prime ore dopo l’attentato che ha colpito Istanbul,  Erdogan ha mandato un messaggio chiaro: “La Turchia è sempre Il primo obiettivo del terrorismo perché noi non facciamo distinzioni tra gruppi terroristici “, traduzione: “ancora non sappiamo chi è il responsabile ma per noi è la stessa cosa”. E se è vero che la pista più probabile è quella Jihadista che viene dalal Siria, precisa il presidente, è pur vero che lo stato turco non può tollerare alcuna forma di terrorismo, facendo espresso riferimento al conflitto che divampa nel Kurdistan turco. Un discorso per l’audience interna poco convincente per chi vuole capire meglio la situazione, ogni giorno più complessa, nell’area mediorientale. L’attentatore probabilmente viene dalla Siria, dice Erdogan,  ma non è la stessa cosa un attentato compiuto dall’Isis, che uno realizzato da gruppi curdi come il PKK, per esempio. L’interpretazione è completamente diversa.  La reazione turca darà elementi per capire se Ankara ha ancora un ruolo decisivo da giocare nell’area o ha perso colpi da quando ha abbattuto un aereo russo alla fine di novembre scorso.

Il presidente turco aveva dichiarato tante volte che cambiare “la geografia” al sud del suo paese sarebbe stata una “linea rossa”, un evento che non può essere accettato né tollerato. I fatti, però, dicono che nel Rojava, il nome curdo del nord della Siria, si è costituita una regione de facto indipendente in cui operano in piena autonomia milizie curde. Questo è dovuto, anche, all’incapacità turca di intervenire per timore della reazione russa.

In una intervista al giornale tedesco Bild (12-01-2016), Putin ha spiegato la posizione russa con parole che Erdogan ha capito sicuramente: “la Turchia è un membro della NATO. Ma i problemi che sono sorti (tra Mosca ed Ankara) non sono legati all’adesione della Turchia alla NATO, nessuno ha attaccato Ankara”. Ossia, ai Turchi, non è più permesso intervenire sul territorio siriano, che si trova ormai sotto la protezione russa. Ed è questa la vera novità. Il risultato è che il presidente turco non ha altra scelta che quella di rivedere le sue minacce che, fuori della Turchia, nessuno prende sul serio. Molti osservatori hanno concluso che il 2015 è stato un anno molto difficile per Ankara. Il 2016 inizia male. L’attentato di Istanbul scopre debolezze nella sicurezza difficilmente immaginabili pochi anni fa. L’ambiguità turca, per non dire altro, in relazione alla lotta contro l’Isis non ha pagato se l’attentato è attribuito all’organizzazione terroristica.

Ma se a livello internazionale il campo da gioco si è fatto estremamente difficile per Erdogan, internamente la cosa è molto più semplice per lui: è il momento di chiarire le posizioni. In questo senso il presidente turco non ha risparmiato accuse a intellettuali, scrittori e accademici, colpevoli di criticare l’operato del suo governo. “Queste persone devono scegliere se stare dalla mia parte o dalla parte dei terroristi”. Anche questa può essere una chiave per capire dove sta andando la Turchia.

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Da Suez 1956 a Hormuz 2026: quando le rotte ridisegnano il potere globale

Dalla crisi del Canale di Suez alle tensioni nello Stretto di Hormuz, il controllo dei passaggi strategici torna centrale. Ma oggi la sfida si gioca sempre più sul terreno economico e finanziario, tra ruolo degli Stati Uniti e avanzata della Cina.

Rainews (07-04-2026).

Nel 1956, durante la Crisi di Suez, il controllo di un passaggio strategico come il Canale di Suez si trasformò in uno spartiacque geopolitico. La nazionalizzazione decisa da Gamal Abdel Nasser provocò un intervento militare di Francia, Regno Unito e Israele, ma il vero esito della crisi non fu determinato sul campo. Furono gli Stati Uniti a imporre lo stop, anche attraverso leve finanziarie, segnando il ridimensionamento definitivo delle potenze europee e l’inizio di un nuovo equilibrio internazionale.

A distanza di quasi settant’anni, le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz riportano al centro un nodo simile: la sicurezza delle rotte energetiche e il controllo dei flussi globali. Una quota significativa del petrolio mondiale transita da questo stretto, rendendolo uno dei punti più sensibili del sistema economico internazionale.

Come nel caso di Suez, il rischio immediato è quello di un’escalation militare. Ma il livello più profondo della crisi riguarda la dimensione economica e finanziaria. Il controllo delle rotte non si traduce soltanto in influenza strategica, ma incide anche sul sistema con cui questi flussi vengono regolati, a partire dalla centralità del dollaro nelle transazioni energetiche.

Gli Stati Uniti restano il principale garante della sicurezza marittima nella regione e mantengono una superiorità militare che non ha equivalenti. Tuttavia, mentre Washington presidia lo spazio strategico, un altro attore consolida la propria posizione sul piano economico: la Cina guidata da Xi Jinping.

Negli ultimi anni, Pechino ha rafforzato i rapporti commerciali con i Paesi del Golfo, ha investito in infrastrutture e ha avviato accordi energetici che, in alcuni casi, prevedono l’uso di valute alternative al dollaro. Si tratta di un processo graduale, ancora limitato nei numeri, ma significativo nella direzione. L’obiettivo non è sostituire nell’immediato il sistema esistente, quanto piuttosto diversificarlo.

In questo quadro, le tensioni nello Stretto di Hormuz rischiano di avere un effetto che va oltre la sicurezza energetica. Le crisi prolungate tendono a spingere i Paesi coinvolti a cercare strumenti alternativi per ridurre la dipendenza da un’unica valuta o da un unico sistema finanziario. È in questo spazio che la strategia cinese può trovare margini di crescita.

Il parallelo con Suez aiuta a leggere questa dinamica. Nel 1956, il confronto su un’infrastruttura strategica accelerò un cambiamento negli equilibri globali. Oggi, le tensioni su Hormuz potrebbero contribuire a una trasformazione più graduale ma altrettanto rilevante: quella di un sistema economico internazionale meno centrato su un unico attore e su una sola valuta.

Non si tratta di un passaggio immediato. Il dollaro resta il principale punto di riferimento per i mercati globali, sostenuto dalla profondità finanziaria degli Stati Uniti e dalla fiducia internazionale. Ma i segnali di una progressiva diversificazione sono sempre più evidenti.

In questo contesto, la competizione tra potenze assume una forma diversa rispetto al passato. Accanto alla dimensione militare, resta centrale quella economica e finanziaria. E, come già accaduto in passato, il risultato finale potrebbe dipendere meno dagli sviluppi sul terreno e più dalla capacità di influenzare le regole del sistema globale.

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La stampa araba accoglie con entusiasmo “La strategia del pesce nano”.

Un’attenzione crescente e un giudizio ampiamente positivo accompagnano l’uscita del romanzo La strategia del pesce nano dello scrittore e giornalista marocchino Zouhir Louassini, come emerge da diversi articoli pubblicati nella stampa araba nelle ultime settimane.

Il primo, apparso su Elaph il 24 febbraio 2026, presenta il libro come un’opera capace di intrecciare storia e immaginazione, riportando il lettore nella Tangeri del 1890, in un momento cruciale segnato dalle tensioni tra potenze straniere e autorità locali. L’articolo insiste soprattutto sulla dimensione narrativa e simbolica del romanzo: la città diventa un vero e proprio personaggio, mentre l’indagine sulla morte dell’italiano Mauro Cantagalli si trasforma in una chiave di lettura più ampia dei rapporti di forza e delle dinamiche di potere dell’epoca.

al-Alam al-Thaqafi 2 aprile 2026

A questa lettura si aggiunge quella pubblicata il 2 aprile 2026 nel supplemento culturale del quotidiano marocchino Al-Alam, che offre un’analisi più approfondita e critica dell’opera. Come si legge nella pagina culturale , il romanzo viene descritto come un lavoro che combina rigore documentario e libertà creativa, capace di restituire la complessità della fine del XIX secolo senza cadere nel didascalismo storico. L’accento è posto sulla costruzione narrativa, sulla densità dei personaggi e sulla capacità di trasformare la storia in uno spazio aperto di interrogazione, più che in una semplice ricostruzione del passato.

Particolare rilievo viene dato anche al significato simbolico del titolo: pesce “nano” non rappresenta una debolezza, ma una strategia di sopravvivenza fondata sull’intelligenza, sulla capacità di adattamento e sulla lettura dei rapporti di forza. In questa prospettiva, il romanzo viene interpretato come una riflessione più ampia sulle dinamiche del potere e sulle possibilità di resistenza in contesti dominati da attori più forti.

A completare questo quadro si inserisce anche la lettura proposta da Le Bouclage, che sottolinea come il romanzo non si limiti a ricostruire il passato, ma utilizzi la storia come strumento per interrogare il presente. L’articolo insiste sulla capacità dell’autore di trasformare la narrazione storica in una riflessione contemporanea sui rapporti di forza, evidenziando come la vicenda di Tangeri diventi metafora delle dinamiche geopolitiche attuali, dove anche gli attori più “piccoli” possono ritagliarsi spazi di manovra attraverso strategie intelligenti e flessibili.

Nel complesso, questi contributi restituiscono l’immagine di un’opera che ha trovato un’accoglienza molto favorevole nell’ambiente culturale marocchino e arabo. Da un lato, viene apprezzata la qualità letteraria e la costruzione narrativa; dall’altro, il valore dell’opera risiede nella sua capacità di interrogare la storia e di proporre una lettura originale delle relazioni tra identità, sovranità e influenza straniera.

Un riconoscimento che segna, per l’autore, un ingresso riuscito nel panorama della narrativa storica, con un romanzo capace di parlare al presente attraverso il passato.

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La strategia del pesce nano in arabo

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Marocco, Islam