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Passi in avanti

di Zouhir Louassini. L’Osservatore Romano Settimanale

Per un bilancio della cosiddetta primavera araba credo che sia ancora troppo presto per esprimere un giudizio definitivo. Come in tutte le cose umane, la strada è lunga, irta di difficoltà: un percorso accidentato attende questa parte di mondo perché si compia una trasformazione efficace e profonda di società visceralmente conservatrici. Ma il cambiamento è in atto e va incoraggiato.

È evidente oggi che l’evoluzione di una società si giudica a partire dalla condizione delle donne. Nel mondo arabo islamico non si può negare che vi sia ancora tanto da fare. Ma qualcosa si muove. Dopo le insurrezioni del 2011 c’è stata una reazione attestata dal successo elettorale degli islamisti in Tunisia, Egitto, Libia. Un’ondata reazionaria che non può nascondere un movimento di fondo più potente e strutturale.

Il caso saudita è un buon esempio. Lo sviluppo delle rivolte popolari nel mondo arabo aveva già portato all’adozione da parte del re Abdullah di alcune riforme importanti: il riconoscimento del diritto di voto e l’eleggibilità nelle elezioni municipali per le donne, così come l’istituzione di una quota del 20 per cento loro riservata tra i seggi in parlamento. Nel 2013 sono state nominate circa 30 donne al Majlis Al-Choura, l’assemblea consultiva di 150 membri che funge da parlamento. Più di recente il regno del successore, re Salman, è stato segnato da una serie di decisioni dal carattere fortemente simbolico: il riconoscimento del diritto di guidare dal prossimo giugno, l’autorizzazione per le ragazze a praticare sport nelle scuole pubbliche e il diritto di partecipare a eventi sportivi in tre stadi (a Riyadh, Jeddah e Dammam) nel paese.

Sono certo riforme lente, anche se elogiate in modo celebrativo da parte di molta stampa occidentale. Bisogna ammettere però che queste misure hanno migliorato la vita di molte donne saudite in una società particolarmente chiusa.

In Tunisia il cambiamento è sancito nella nuova costituzione. Vi è stato introdotto — per la prima volta nel mondo arabo — l’obiettivo di parità di genere nelle assemblee elettive. Due articoli vanno citati: la sezione 20 dichiara che «cittadini e cittadine sono uguali in diritti e doveri e uguali davanti alla legge senza discriminazione», mentre l’articolo 45 afferma che «lo Stato garantisce la protezione dei diritti delle donne e sostiene i suoi risultati. Lo Stato garantisce l’uguaglianza di opportunità tra donne e uomini per assumere le varie responsabilità in tutti i settori. Lo Stato lavora per raggiungere la parità tra donne e uomini nei consigli eletti e lo Stato adotta le misure necessarie per sradicare la violenza contro le donne».

In Marocco l’agenda politica è segnata dal cambiamento, nella medesima direzione. Tra il 2011 e il 2015 è stato varato un programma per l’uguaglianza. Al centro temi come la lotta alla violenza e alla discriminazione contro le donne, la lotta alla povertà e alla vulnerabilità delle donne, la legalizzazione dell’aborto in caso di stupro e d’incesto.

Sono questi solo tre esempi tra tanti: fatti, decisioni politiche che confermano che nel mondo arabo le cose si stanno muovendo. Sarebbe ingiusto, illogico e prematuro considerare questi progressi come il compimento di un processo virtuoso. Sono soltanto passi verso un obiettivo giusto e condivisibile. Cresce però nel mondo arabo l’attenzione alla condizione, certo ancora dura, delle donne. Questo alimenta la consapevolezza che nessuna rivoluzione potrà realizzare i suoi obbiettivi senza sciogliere il nodo della presenza delle donne nella sfera pubblica. L’occidente stesso fa ancora faticosamente i conti con questo problema culturale: qualsiasi cambiamento, senza le donne è condannato al fallimento.

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Da Suez 1956 a Hormuz 2026: quando le rotte ridisegnano il potere globale

Dalla crisi del Canale di Suez alle tensioni nello Stretto di Hormuz, il controllo dei passaggi strategici torna centrale. Ma oggi la sfida si gioca sempre più sul terreno economico e finanziario, tra ruolo degli Stati Uniti e avanzata della Cina.

Rainews (07-04-2026).

Nel 1956, durante la Crisi di Suez, il controllo di un passaggio strategico come il Canale di Suez si trasformò in uno spartiacque geopolitico. La nazionalizzazione decisa da Gamal Abdel Nasser provocò un intervento militare di Francia, Regno Unito e Israele, ma il vero esito della crisi non fu determinato sul campo. Furono gli Stati Uniti a imporre lo stop, anche attraverso leve finanziarie, segnando il ridimensionamento definitivo delle potenze europee e l’inizio di un nuovo equilibrio internazionale.

A distanza di quasi settant’anni, le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz riportano al centro un nodo simile: la sicurezza delle rotte energetiche e il controllo dei flussi globali. Una quota significativa del petrolio mondiale transita da questo stretto, rendendolo uno dei punti più sensibili del sistema economico internazionale.

Come nel caso di Suez, il rischio immediato è quello di un’escalation militare. Ma il livello più profondo della crisi riguarda la dimensione economica e finanziaria. Il controllo delle rotte non si traduce soltanto in influenza strategica, ma incide anche sul sistema con cui questi flussi vengono regolati, a partire dalla centralità del dollaro nelle transazioni energetiche.

Gli Stati Uniti restano il principale garante della sicurezza marittima nella regione e mantengono una superiorità militare che non ha equivalenti. Tuttavia, mentre Washington presidia lo spazio strategico, un altro attore consolida la propria posizione sul piano economico: la Cina guidata da Xi Jinping.

Negli ultimi anni, Pechino ha rafforzato i rapporti commerciali con i Paesi del Golfo, ha investito in infrastrutture e ha avviato accordi energetici che, in alcuni casi, prevedono l’uso di valute alternative al dollaro. Si tratta di un processo graduale, ancora limitato nei numeri, ma significativo nella direzione. L’obiettivo non è sostituire nell’immediato il sistema esistente, quanto piuttosto diversificarlo.

In questo quadro, le tensioni nello Stretto di Hormuz rischiano di avere un effetto che va oltre la sicurezza energetica. Le crisi prolungate tendono a spingere i Paesi coinvolti a cercare strumenti alternativi per ridurre la dipendenza da un’unica valuta o da un unico sistema finanziario. È in questo spazio che la strategia cinese può trovare margini di crescita.

Il parallelo con Suez aiuta a leggere questa dinamica. Nel 1956, il confronto su un’infrastruttura strategica accelerò un cambiamento negli equilibri globali. Oggi, le tensioni su Hormuz potrebbero contribuire a una trasformazione più graduale ma altrettanto rilevante: quella di un sistema economico internazionale meno centrato su un unico attore e su una sola valuta.

Non si tratta di un passaggio immediato. Il dollaro resta il principale punto di riferimento per i mercati globali, sostenuto dalla profondità finanziaria degli Stati Uniti e dalla fiducia internazionale. Ma i segnali di una progressiva diversificazione sono sempre più evidenti.

In questo contesto, la competizione tra potenze assume una forma diversa rispetto al passato. Accanto alla dimensione militare, resta centrale quella economica e finanziaria. E, come già accaduto in passato, il risultato finale potrebbe dipendere meno dagli sviluppi sul terreno e più dalla capacità di influenzare le regole del sistema globale.

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La stampa araba accoglie con entusiasmo “La strategia del pesce nano”.

Un’attenzione crescente e un giudizio ampiamente positivo accompagnano l’uscita del romanzo La strategia del pesce nano dello scrittore e giornalista marocchino Zouhir Louassini, come emerge da diversi articoli pubblicati nella stampa araba nelle ultime settimane.

Il primo, apparso su Elaph il 24 febbraio 2026, presenta il libro come un’opera capace di intrecciare storia e immaginazione, riportando il lettore nella Tangeri del 1890, in un momento cruciale segnato dalle tensioni tra potenze straniere e autorità locali. L’articolo insiste soprattutto sulla dimensione narrativa e simbolica del romanzo: la città diventa un vero e proprio personaggio, mentre l’indagine sulla morte dell’italiano Mauro Cantagalli si trasforma in una chiave di lettura più ampia dei rapporti di forza e delle dinamiche di potere dell’epoca.

al-Alam al-Thaqafi 2 aprile 2026

A questa lettura si aggiunge quella pubblicata il 2 aprile 2026 nel supplemento culturale del quotidiano marocchino Al-Alam, che offre un’analisi più approfondita e critica dell’opera. Come si legge nella pagina culturale , il romanzo viene descritto come un lavoro che combina rigore documentario e libertà creativa, capace di restituire la complessità della fine del XIX secolo senza cadere nel didascalismo storico. L’accento è posto sulla costruzione narrativa, sulla densità dei personaggi e sulla capacità di trasformare la storia in uno spazio aperto di interrogazione, più che in una semplice ricostruzione del passato.

Particolare rilievo viene dato anche al significato simbolico del titolo: pesce “nano” non rappresenta una debolezza, ma una strategia di sopravvivenza fondata sull’intelligenza, sulla capacità di adattamento e sulla lettura dei rapporti di forza. In questa prospettiva, il romanzo viene interpretato come una riflessione più ampia sulle dinamiche del potere e sulle possibilità di resistenza in contesti dominati da attori più forti.

A completare questo quadro si inserisce anche la lettura proposta da Le Bouclage, che sottolinea come il romanzo non si limiti a ricostruire il passato, ma utilizzi la storia come strumento per interrogare il presente. L’articolo insiste sulla capacità dell’autore di trasformare la narrazione storica in una riflessione contemporanea sui rapporti di forza, evidenziando come la vicenda di Tangeri diventi metafora delle dinamiche geopolitiche attuali, dove anche gli attori più “piccoli” possono ritagliarsi spazi di manovra attraverso strategie intelligenti e flessibili.

Nel complesso, questi contributi restituiscono l’immagine di un’opera che ha trovato un’accoglienza molto favorevole nell’ambiente culturale marocchino e arabo. Da un lato, viene apprezzata la qualità letteraria e la costruzione narrativa; dall’altro, il valore dell’opera risiede nella sua capacità di interrogare la storia e di proporre una lettura originale delle relazioni tra identità, sovranità e influenza straniera.

Un riconoscimento che segna, per l’autore, un ingresso riuscito nel panorama della narrativa storica, con un romanzo capace di parlare al presente attraverso il passato.

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La strategia del pesce nano in arabo

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Marocco, Islam